di Margherita Merone

 

 

Di recente, aprendo a caso il vangelo, gli occhi sono caduti su queste parole: «Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’Uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio» (Lc 12, 8-9). Prima di proseguire nella lettura ho consultato il libro di esegesi. La prima cosa da dire è che Gesù parla del Figlio dell’uomo solo alla terza persona, non si identifica mai con tale personaggio. Esaminiamo poi attentamente la doppia sentenza: al primo impatto si ha l’impressione di trovarci di fronte ad una promessa. Infatti, guardandola positivamente è chiaro che chiunque non abbia timore di riconoscere davanti a tutti, apertamente, pubblicamente la comunione con Gesù, avrà da parte del Figlio dell’uomo la garanzia della comunione con lui per sempre. In pratica, dall’essere a favore o contro di lui e il suo annuncio dipende la sorte dell’uomo nella vita futura.

Nel pensiero dell’evangelista Luca, Gesù è il Figlio dell’uomo.

Se guardiamo ora la sentenza annunciata in forma negativa, le parole acquistano l’aria di un avvertimento, sono piuttosto minacciose: chi non riconosce Gesù e quanto annuncia, in particolar modo nella testimonianza pubblica, mette a rischio seriamente la salvezza definitiva.

Questa doppia sentenza risponde ad un’attualità che non si può circoscrivere in un determinato periodo di tempo ma è permanente, è il rischio di apostasia, di rinnegare la fede; lo spettro della persecuzione era presente fin dall’inizio. Se al primo impatto si può intendere come un’esortazione rivolta a coloro che andavano ad evangelizzare, incitandoli ad essere forti, decisi e perseveranti nella fede, a non avere paura di proclamare ovunque il messaggio di Gesù, in realtà Luca allarga la prospettiva a tutti i credenti. Si rivolge anche alle comunità ellenistiche alle quali è diretto il suo vangelo, esposte costantemente a qualsiasi tipo di ostilità, affinché coraggiosamente non solo non rinneghino nulla, ma siano orgogliose di essere cristiane.

La storicità della sentenza viene fatta risalire al Gesù storico, è infatti probabile che durante il ministero pubblico, con buona certezza verso la fine, i discepoli si siano trovati spesso in una situazione di rischio, tale da richiedere una decisione. È molto probabile che si siano create situazioni di conflitto. Ma è quanto si legge subito dopo che è estremamente interessante: «Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato» (Lc 12, 10). Di fronte a queste parole c’è bisogno di un po’ di chiarezza. Cosa significa che Dio perdona chi offende ilSpirito Santo Figlio dell’uomo ma non perdona quelli che bestemmiano contro lo Spirito Santo? È forse da considerare più grave andare contro lo Spirito che non riconoscere il Figlio dell’uomo? Se si considera la frase così com’è scritta, le parole lasciano intendere proprio quanto affermano, ma sicuramente c’è oltre.

Gli evangelisti Marco e Matteo evidenziano che il peccato contro lo Spirito è commesso da coloro che non vogliono riconoscere l’agire di Dio negli esorcismi fatti da Gesù. La questione piuttosto che riferirsi alla profanazione del nome di Dio, è rivolta a chi rifiuta l’operare dello Spirito in Gesù, in tutto quello che dice durante tutta la sua attività pubblica. Questo, in pratica, non è che l’espressione del rifiuto di vivere l’amore salvifico di Dio che giunge a noi col Figlio.

Nei libri di esegesi si evidenzia come, nel momento in cui il titolo “Figlio dell’uomo” è attribuito a Gesù, si origini un contrasto tra Figlio dell’uomo e Spirito Santo, presentando due diverse epoche, il tempo di Gesù e il tempo delle comunità dopo Pasqua. Considerando il livello redazionale, una possibile soluzione è quella di considerare il versetto ed interpretarlo prendendo come riferimento alcune affermazioni contenute nell’altra opera di Luca, gli Atti degli apostoli, dove lo Spirito Santo è il vero protagonista. Infatti l’evangelista mostra che con la Pentecoste inizia l’opera della chiesa come tempo dello Spirito; in questo modo, respingere quanto viene predicato dagli apostoli equivale al rifiuto della salvezza, fatto con coscienza, quindi non scusabile. Prima di allora, tutto quello che è stato fatto contro Gesù – i peccati verso di lui, commessi tanto dagli apostoli che lo hanno tradito e abbandonato, che dai giudei che l’hanno ucciso – può essere perdonato perché commesso nell’ignoranza.

Luca va oltre e considera il rischio dell’apostasia anche nel periodo della persecuzione: il suo pensiero fisso è quello di far capire che nei momenti difficili, di prova e di sofferenza, che possono anche portare alla morte, bisogna perseverare nella fede, con fermezza, con coraggio; non ci si deve arrendere di fronte alle difficoltà, piccole o grandi, la fede va testimoniata sempre. Infatti, i cristiani, con grande probabilità, si trovavano spesso a dover comparire davanti ai tribunali giudaici, anche pagani, dato che la comunità cristiana si andava allargando sempre più, facendosi notare nell’impero romano.

Gesù nei versetti promette l’aiuto dello Spirito Santo durante la persecuzione, ma questa promessa non è fatta per evitare il martirio, per assicurarsi la vita. Importante è rendere conto della fede, fondamentale è cioè per il cristiano difendere il valore, la reputazione, la grandezza della religione cristiana, spesso accusata ingiustamente e falsamente. Tutto questo va affrontato senza paura perché chi crede non è mai solo, al contrario è sempre protetto e assistito dallo Spirito Santo, che dà forza, incoraggiando tutti i cristiani ad essere testimonianza vera del vangelo.

Chi è di Cristo non deve avere mai paura perché l’azione dello Spirito Santo è potente, al punto da sapere sempre come doversi comportare, di fronte a qualsiasi accadimento, anche qualora ci si trovasse ad essere perseguitati; chi è di Cristo è pronto a reagire di fronte a ciò che a volte prevede, così come davanti a ciò che sopraggiunge imprevisto, difficile da gestire, sapendo che l’opera dello Spirito non delude, non è vana.

Io seguo alla lettera quanto dice Gesù, senza affannarmi, perché, per qualsiasi situazione spinosa, è lo Spirito Santo ad insegnarmi cosa è più saggio fare.  

 

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