di Margherita Merone

 

Renato Guttuso   

 

Maria, la Madre di Gesù, non poteva non essere presente, accanto al Figlio, ai piedi della Croce, silenziosa, austera, immobile, perché l’ora del Figlio era anche la sua ora. Quella di Maria è una presenza fondamentale nell’ottica del mistero pasquale, come leggiamo nel vangelo dell’evangelista Giovanni.

Gesù dalla croce rivolge alcune parole alla madre e al discepolo che amava: «Donna, ecco tuo figlio!» Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» (Gv 19, 26-27), non per dare al discepolo una nuova mamma della quale prendersi cura, dato che aveva la sua naturale e che certamente era presente al Calvario insieme ad un gruppo di donne galilee. Altrettanto vero è che Gesù non ha pensato di affidare sua madre, dato il suo profondo amore filiale, al discepolo amato, perché nel caso le sue parole sarebbero state indirizzate subito a lui, non alla madre. Certamente il significato e tutto ciò che accadde sotto la croce va oltre quello che possiamo pensare e qualsiasi considerazione va elevata di livello, mi riferisco al valore messianico dell’evento. Maria è resa dal Figlio Madre della chiesa, di tutta l’umanità e il discepolo è segno di tutti i credenti.

Alcuni studiosi sostengono che la presenza della madre di Gesù sul Calvario è “improvvisa”. Scorrendo tra le pagine del vangelo di Giovanni notiamo come dopo il miracolo dell’acqua trasformata in vino, nelle nozze a Cana di Galilea, Maria esce di scena. Sappiamo sempre dal vangelo che non fece rientro a Nazaret ma restò a Cafarnao insieme al Figlio e ai discepoli, «Dopo questo fatto scese a Cafarnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli, e ai suoi discepoli» (Gv 2, 12) e in quella città stettero per alcuni giorni.

C’è da fare un’ulteriore considerazione, attingendola dal vangelo di Luca, infatti l’evangelista sottolinea come si fosse formato un numeroso gruppo di donne che seguivano Gesù e gli apostoli durante tutta la predicazione: «In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni» (Lc 8, 1-3).

Gesù e MariaA questo punto, possiamo certamente comprendere come la presenza di Maria sul Calvario non può che avere un’importanza oltre misura. Oltretutto non era cosa opportuna lasciare che una madre assistesse alla morte del proprio figlio, sarebbe stato un dolore troppo grande. Solo una ragione oltre le righe l’ha condotta ai piedi del patibolo, niente e nessuno avrebbe potuto impedirglielo.

Interessante è anche il suo modo di affrontare il momento della crocifissione del Figlio. Non sta seduta, né in terra ma, come specifica la traduzione del verbo greco, è in piedi, presso la croce, non è abbandonata né disperata. È ferma, immobile, come il Figlio inchiodato sulla croce. È come se anche lei fosse inchiodata sopra una croce invisibile, ma non è fredda, insensibile, al contrario ne sente tutto il dolore, il tormento, ma resta forte, come lo è stata sempre, seguendo fino a quel momento, fino all’ultimo istante, i passi di suo Figlio. In quel silenzio che non si può descrivere, Maria piange con grande dignità, ma non si lamenta, non si lascia andare a gemiti che non avrebbero alcun valore, segue silenziosa la via dolorosa del Figlio, non come le altre donne «che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui» (Lc 23, 27).

Alcuni studiosi associano il passo del profeta Isaia, l’immagine della visione del Messia sofferente che viene riferita a Gesù, alla Madre: «Egli soffriva e non apriva bocca; stava come un agnello condotto al macello, come pecora muta tra le mani del tosatore e non aprì bocca» (Is 53,7).  

Non meno originale è la presenza accanto a Lei del discepolo prediletto, Giovanni, l’unico che non è scappato, infatti è anche lui ai piedi della Croce. CiMaria e Giovanni sono però anche Maria di Magdala e Maria di Cleofa, per questo ci si potrebbe chiedere, perché Maria non sta con loro? Rimane invece accanto al discepolo.

Quello che qui è importante è il mistero di salvezza. Tutto ebbe inizio al momento dell’Annunciazione. A Nazaret Maria accolse con un sì deciso la volontà di Dio, mettendo a disposizione la sua vita nel piano salvifico: «Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Quando poi portò il piccolo Gesù al Tempio, conservava nel cuore quanto le era stato rivelato attraverso la profezia di Simeone: «anche a te una spada trafiggerà l’anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,35). Alle nozze di Cana, si parla dell’ “ora”, ossia l’ora del ritorno del Figlio al Padre, che la Madre, chiedendo al Figlio il primo miracolo, voleva anticipare, dato che Gesù afferma che l’ora non era ancora giunta. Ma alla fine il Figlio acconsente alla richiesta della madre, manifestando così la sua gloria, perché è lui stesso desideroso di salvezza, che si compirà nell’ora della Croce.

Ogni istante della vita di Gesù è rivolto verso quell’ora: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei morte di Gesùche fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato e come sono angosciato finché non sia compiuto!» (Lc 12, 49-50). Il battesimo si riferisce alla sua morte. Madre e Figlio attendono quell’ora, sul Calvario Maria vive la passione col Figlio, accanto alla crocifissione del Figlio c’è il sacrificio mistico della Madre, e così si compie il mistero di salvezza di tutta l’umanità. Maria guarda la croce, suo figlio ha i chiodi alle mani e ai piedi, non può muoversi, con tenerezza di mamma soffre, resta immobile proprio come Lui. Come per Gesù, dopo tre ore di agonia, dalle dodici alle tre di pomeriggio, «Tutto è compiuto» (Gv 19,30), anche per Maria, possiamo dire, tutto si è compiuto.

Mentre scrivo non riesco a trattenere le lacrime, quel paradosso di tenerezza e forza in Maria, la madre di Gesù, mi commuove e per quello che posso, cerco di contemplare quel suo silenzio che è segno di una fede che trascende, che costringe tutti gli uomini a fermarsi anche solo per un attimo ai piedi della croce, poi davanti al sepolcro, che si scopre vuoto, perché il Figlio è risorto.

È Maria di Nazaret, la creatura più eccelsa che indirizza la nostra vita nel cammino giusto, quello dove non ci perdiamo e possiamo incontrare suo Figlio, il Signore Gesù Cristo.

 

Crocifissione

Vetrata artistica n.12
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