Sussulti e riso

 

badante 


di Elisabetta Bolzonaro

 

Una scossa di terremoto sull’Appennino Tosco-Emiliano e il pensiero torna alla notte del 20 maggio 2012, quando i sussulti e uno spaventoso boato ci hanno lasciato la paura per sempre.
Qui nella “bassa”, tra Bologna e Ferrara, dove in inverno ci spettina la tramontana, la nebbia ci sorprende all’improvviso e in estate balliamo il valzer con le zanzare, camminiamo su una terra generosa: niente imponenti vestigia del passato, ma un’orgogliosa architettura contadina, le sculture naturali dei frutteti, il palazzotto estivo degli antichi padroni e il fascino dei vecchi casolari, che concedono al tempo solo un pezzo alla volta.

In questo minuscolo paesino di mille e rotti abitanti, pare che il terremoto – oltre ai nervi – abbia scosso anche alcuni cuori e risvegliato il ricordo di antiche tempeste ormonali, dando vita alla “rivincita degli zitelloni”: già, perché qui è ancora viva una certa genuinità di linguaggio, colorita da termini dialettali che potenziano l’immagine e “single” non rende l’idea come “zitlon”.

 

Purtroppo, anche tra le anime candide che vivono tra l’innocua ignoranza e la saggezza, esiste quella terra di nessuno dove proliferano invidia, cattiveria, mancanza di compassione e tutto ciò che rende l’essere umano indegno di essere definito tale: da questo nasce l’insano godimento di colpire i facili bersagli, ovvero chiunque resti fuori dal coro, chi non si omologa, chi non si comprende, perché chi non comprendiamo ci fa paura ed ecco il bisogno di attaccare un’etichetta, che identifichi e attenui la minaccia.

La misoginia attizza da sempre la fantasia popolare perché, se un uomo resta solo, per il comune sentire ha sempre qualcosa che non va: mammone, gay, disadattato, impotente… Oggi ci sono moltizitelloni termini per stigmatizzare un maschio che non ha un comportamento canonico ma, in un tempo non troppo lontano, da queste parti i maschi fuori norma venivano divisi in poche, elementari categorie. “I semplici”, considerati un po’ ritardati, mentre erano spesso solo vittime di una grande timidezza e di madri opprimenti le quali, senza un adeguato supporto culturale, contribuivano a creare danni qualche volta irreparabili; “gli originali”, che vivevano la loro stravaganza in modo più brillante e istintivo, indifferenti alle opinioni della comunità, la quale tollerava bonariamente questi personaggi fin dove la morale permetteva, mentre coloro che andavano oltre entravano di diritto nella categoria dei “mattucchini”.

 

Facendo una semplice analisi, non ci si deve troppo meravigliare che ci fossero parecchi elementi dalla personalità eccentrica, dato che questi piccoli paesi poche decine di anni fa erano ancora piccole fortezze, difficilmente penetrabili se si trattava di donne; che i maschi del luogo non erano disposti a cedere, salvo in alcuni casi a lungo contrattati da sensali di matrimonio, che prospettavano alla famiglia un contratto conveniente… “Quanto porta la fanciulla in dote e quanto offre il giovanotto?” potevano essere argomenti convincenti in una realtà dove povertà e senso pratico erano ottime ragioni per accettare un matrimonio, ma la chiusura verso l’esterno di ogni borgata o paese creava la tendenza a sposarsi spesso tra imparentati come primi, secondi e terzi cugini, indebolendo la stirpe e creando tare ereditarie.

Ed ecco che nascevano personaggi degni della più fantasiosa letteratura. Qualcuno ricorda ancora il timido Orvedo detto Vedo, che non era solo un’abbreviazione di un nome improponibile ma un dato di fatto, perché attendeva davanti al cimitero l’arrivo di qualche signora e, sicuro di esser visto, si sciacquava allegramente i gioielli di famiglia sotto il getto della fontanella, mentre la malcapitata gli lanciava improperi dialettali pedalando via vigorosamente; il poveretto però, non era in grado di capire fino a che punto sarebbe stato apprezzato il suo umorismo e forse, non si è mai saputo, qualche marito ha finito di ridere con 4 badilate secche sulla schiena di Vedo, il quale chiuse per sempre i pantaloni col titolo di “Vedo il gobbo”.  

Un altro personaggio degno di nota era il mite e solitario Nando, considerato un semplice, eterna vittima di scherzi a volte crudeli, in un’epoca povera nella quale il divertimento era fantasiosa invenzione e lo scherzo una vitale consuetudine da contrapporre alla durezza di una vita di duro lavoro, scarsa di affetti e soddisfazioni. Non si deve pensare però che fosse infelice, al contrario, era un ragazzone ingenuo ma deciso a non farsi castrare nelle proprie pulsioni, problema che risolse con sorprendente pragmatismo inforcando per anni, ogni sabato pomeriggio, la sua Fiat 600 beige; e tirandola implacabilmente in prima per 200 mt fino alla statale, partiva allegramente verso Ferrara. Prima un cinemino, poi concludeva la serata a casa di una compiacente signora che, per una ragionevole cifra, gli rendeva giustizia e quando la signora per limiti naturali venne a mancare, l’indomito Nando non si perse d’animo e passò nelle accoglienti braccia della figlia, che aveva rilevato l’onorata ditta!

 600

Tempi passati, in cui l’ancora lontana globalizzazione non aiutava gli spaesati zitelloni anche se, nel primo dopoguerra, ci fu un primo assaggio di ciò che sarebbe successo molti anni dopo: le condizioni di estrema povertà del sud stuzzicarono l’intraprendenza di qualche fantasioso sensale, il quale fece arrivare una vera e propria delegazione di aspiranti mogli, in un caso addirittura 4 sorelle, che furono felicemente accasate con giovanotti un po’ imbranati e vissero tutti felici e contenti.

Ora le porte del mondo si sono aperte e il vento dell’Est, come in una fiaba dell’infanzia, ha portato la magia nella triste vita degli ultimi, increduli zitelloni di campagna e, come fate leggiadre cariche di promesse, sono arrivate… le badanti!

È quasi surreale che, in un paese così piccolo, ci sia un numero così elevato di badanti le quali, come il telefonino, sembrano diventate indispensabili per ricoprire un ruolo che in tante famiglie non ha più referenti, ma benedette siano queste energiche pulzellone che, giunte per accudire anziani genitori o dispotiche madri vedove, hanno scoperto la galanteria dell’italo gentiluomo.

In fondo queste signore coraggiose lasciano quasi sempre a casa figli o genitori da mantenere ed ex mariti ubriaconi, con i quali non condividono ricordi troppo teneri, perciò trovare un uomo gentile, disponibile e che magari le corteggia discretamente, può far loro pensare di aver trovato una specie di paradiso e non importa se lui non è bello, non è giovane e neanche troppo brillante, chi non è ossessionato dal dio dell’apparire guarda dritto alla sostanza: un sorriso, un matrimonio, una manciata di riso.

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