Tenetevi forti, vi avverto, le cose si mettono male…

 

Domenica 31 ottobre

Uscendo dalla redazione, i nostri due fringuelli.

 

– Che programmi hai per la serata? (lei a lui)

– Nessuno.

– Ma come, la sera di Halloween?

 

halloween

– Clarence è via. Tu?

– Film in B/N sul divano e coppone di pop corn.

– Come due vecchie checche… (fa lui)

– Parla per te, almeno per il ‘vecchio’…

 

– Allora affare fatto. Faccio un salto a casa, poi vengo da te. (pausa) Ma prima e dopo ‘niente’?

(gesto della mano che lascia intendere le solite idee bellicose)

Lei gli fa una smorfia.

– Paella?

– Eh, si può fare.

– Ok, porto tutto io.

 

——-

Dopocena, stesi sul divano, mangiando pop corn


 

popcornUna VHS presa a prestito dalla Sig.ra Gamy, quella che ha immortalato la bella col  caschetto nero, un’altra che si diverte a fare impazzire tutti i maschi…

Proprio mentre Lou Lou fa capricci d’autore, suonano alla porta.

 

– Alza le chiappe, signora.

– Non ci penso neanche. Saranno i soliti ragazzini scoccianti… E poi dolcetti non ne ho,  fa lei.

 

Risuonano.

Lui si alza e guarda fuori dallo spioncino.

– Non si vede niente, è buio.

– Non aprire.

 

Léon si alza e va a strusciarsi alle gambe di Ramon, poi prende ad annusare vistosamente l’aria dietro la porta.

Comincia quindi a raspare  sulla porta con le zampe anteriori.

 

Didy si alza e guarda attraverso lo spioncino.

Un attimo e si accorge che il volto che si intravede sul pianerottolo, ora illuminato, è quello di un suo ex paziente, uno che le ha già creato problemi in passato. Indossa un costume da tristo mietitore e si sta infilando una maschera sul volto.

 

coltello e sangueL’espressione di Didy cambia di colpo quando si accorge che il tizio stringe qualcosa di scintillante fra le mani.

Sbiancata come se avesse visto un fantasma, fa segno a Ramon di non fiatare, e spinge via dall’uscio Léon.

Le sembra quindi di sentire come un colpo sulla porta. Dallo spioncino si accorge che il tizio si è allontanato per l’arrivo di qualcuno, forse un condomino.

 

Ramon la fissa interrogativo.

– Mi spieghi che sta succedendo?

– Quello lì  è un mio ex paziente, uno fuori di testa di brutto. Ogni tanto riprende a tormentarmi.

– Tormentarmi come?

– In passato si metteva dietro la porta e stava là tutta la notte, approfittando dell’assenza del portiere… oppure tentava di salire dal terrazzo.

– Ma che vuole da te?

– Uccidermi, probabilmente, visto che non può avere altro.

– Cazzo!

– Sì, puoi dirlo forte.

 

Dopo poco

– Se n’è andato? fa lei

(lui, guardando dallo spioncino) Sembrerebbe di sì. C’è il portiere che parla con uno.

 

Ramon si accorge che lei sta tremando.

Si avvicina e la stringe.

– Fammi fare una telefonata, devo chiamare la Sig.ra Vania.

– Chi è?

– La dottoressa che lo ha in cura. Sa lei quello che deve fare.

– Non sarebbe meglio chiamare la polizia?

– No, manderà lei dei sorveglianti in borghese per bloccarlo. Non si sa mai quel che può succedere in questi casi.

 

Quando ritorna in salotto, Didy appare anche più preoccupata.

 

– Che ha detto?

– Che le sta dando filo da torcere, non prende le medicine.

– Ma questo ce l’ha solo con te, o anche con altri?

– Se la può prendere con altri, vuoi dire? (pausa) Una volta ha aggredito Ralph. Lo ha beccato di striscio con un pugno.

– Interessante. Come farò ad uscire?

– Ti prego non te ne andare proprio adesso, si affretta a dire lei.

Corre quindi quasi a nascondersi fra le sue braccia.

 

sesso fumetto

– Resta qua stanotte. Stammi appiccicato addosso.

Quasi incredulo, Ramon (pensa) E vaaaaaaaaaaaai!

Ma decide di fare il prezioso.

 

– Ma io veramente avrei un impegno domattina… non ho neanche un cambio…

– Ti presto uno dei miei slip, se è questo il problema.

 

– Già, ma la camicia?

– Ce ne sta una di Phil.

Pensato proprio a tutto!… (pensa lui)

Lei lo guarda con gli occhioni imploranti.

– Va bene piccola, se mi guardi così…

Lei lo tiene stretto a sé e si fa anche sbaciucchiare il collo.

 

– Sai che significa? Mi autorizzi a violentarti…

(seria) – Dai, non fare lo scemo…

– Ouh la carne è debole… o meglio è ‘dura’ al punto giusto…

 

Intanto in TV Jack lo Squartatore sta salendo su da Lou Lou.

– L’hai mandato avanti, Ramon. Che brutta scena però, vero?

– Dai, è un film… (pausa) Ma tu non hai paura di me?

– Di te? No.

– Male! Sono io il vero Jack lo Squartatore… (tenendola ancora più stretta) e mi pappo tutte le ragazze che incontro (imitando Igor di Frankenstein Junior).

– Sì, ragazze 1.90 taglia 46.

– Mi piace abbondare, che c’è di male?

 

 

cocktail angelo azzurroPiù tardi

Lei sembra essersi ripresa, anche se a tratti appare tesa.

Ramon fa tintinnare il ghiaccio del suo Cointreau-Angelo Azzurro on the rocks.

 

– Come va con Clarence?

– Va e non va. È tutto troppo facile. Quando sto con lui sono costretto a tradirlo…

Lei lo guarda interrogativa.

– Non sono mai completamente dentro… alla storia, voglio dire.

 

– E a te coi cavalieri della luce?

Lei risponde con un cenno di assenso (come a dire ‘va bene’).

– Non ti viene mai voglia di tradirli?

– Qualche volta.

(Un bagliore attraversa lo sguardo di Ramon)

E allora perché non mi chiami? pensa lui

 

(ridacchiando) – Che stavi pensando? fa Didy

(mentendo) – Niente.

 

– Ma tu le hai provate proprio tutte? fa lui

– Cosa? fa lei

– Le posizioni nel sesso.

– Penso di sì. Tu?

– Per quel che si può fare, forse sì. Dovremmo passarle in rassegna per essere sicuri. (pausa) Non avevi un librone antico… quello che hai ereditato da tuo padre?

 

librone– Sì, ma è scritto in aramaico.

– Vabbè ma stanno le figure? Insomma le tavole?

– Quelle sì, sono dipinte a mano.

– Caspita! si può dare un’occhiata? (eccitato come un bambino)

– Solo se Léon dorme e ti lavi le mani. La filigrana è molto delicata.

– Come comanda, signora.

– Tu vai in bagno, poi aspettami qua. Devo aprire l’armadio, vedi che Léon non si muova dalla sedia.

 

Dopo qualche minuto Didy ricompare, a  mani vuote.

L’espressione decisamente tirata.

 

– Oggi non è proprio giornata! M’hanno fregato il libro.

– Che significa?

– Significa che non è più al suo posto.

– Dov’era?

– In una scatola da biancheria, chiuso in una custodia di velluto.

– E chi può essere stato? (pensandoci) Emilia?

– No, non credo proprio.

– Ma tu sei certa di averlo lasciato nell’armadio?

– Certissima.

– E ora che si fa?

– Domani mi tocca fare la denuncia…

– È di grande valore?

– Direi… mio padre ce l’aveva da generazioni…. Proprio non capisco chi possa essere stato…

(pausa)

– Scusa, ragioniamo. Chi sapeva che era là?

– Nessuno, tranne me.

– Ma chi sapeva della sua esistenza?

– Philippe, Bobby… e Ralph, naturalmente… considera che per ovvie ragioni l’abbiamo usato.

 

(pensa, lui) Già… Sempre fortunati, loro…

– Poi… potrebbe averlo scoperto Emilia… ma  mi sembra improbabile che l’abbia preso lei, quando  va via ha appena la borsetta per le chiavi e i documenti… viene in motorino… No, tenderei ad escluderlo.

 

– Potrebbe averlo portato via mentre tu non c’eri… in fondo ha le chiavi di casa…

– Sì… però non lo so, non mi convince…

– Ma tu quando l’hai preso l’ultima volta e con chi?

– C’era Philippe, ma allora era in cassaforte… a settembre, prima che lui partisse per gli States…

  

Farina

– E se fosse quel tizio che ti spia, il Farina?

– E a che pro?

– Per lo stesso motivo per cui lo farebbe un altro… è un libro sul sesso e ha un valore…

– E da dove doveva entrare, dal buco della serratura? (ribatte lei)

 

Didy sospira, sfiduciata.

 

– Basta supposizioni. Andiamo a letto. Ne ho avute abbastanza di contrarietà per oggi… Speriamo che lo prendono quel bastardo…

– Il ladro?

– No, lo psicopatico…. Io vado in bagno, se telefona Vania rispondi tu.

 

——-

Mentre Didy è in bagno, squilla il telefono.

Vania conferma che il tizio è stato intercettato e bloccato, e prega Ramon di riferire a Didy che può stare tranquilla.

Uscita dal bagno, Didy chiede a Ramon se era lei.

Ramon fa segno di sì col capo.

 

– L’hanno preso?

(mentendo) Ancora no, purtroppo…

– Che angoscia!…

– Non temere pupa, c’è qua Ramon!

Lei scuote il capo.

– Dai, ridi… il pericolo non è là fuori, è qui dentro (indicandosi la patta dei jeans)

Lei lo guarda con aria di sufficienza.

 

– Mettiti bella stesa, io faccio in un attimo…

Lei lo guarda come a dire ‘ma che te credi di fare’?

(lui, avviandosi) – Ouh mi raccomando, aspettami… Non cominciare senza di me!…

 

——-

Quella notte non è facile per nessuno dei due prendere sonno.

 

Lei lascia che lui si spinga poco più in là del solito, cercando con difficoltà di mantenere il controllo.

Si rende conto che sottrarsi significa torturarlo, per cui gli propone un contentino, prima di mettersi a dormire. Per come sta su di giri, lui accetta senza condizioni.

 

 

labbraLei gli dice di stare fermo, immobile come una statua, mentre lei lo bacerà dappertutto, minacciando di fermarsi non appena lui muova un muscolo.

– È cattivissimo!

– Prendere o lasciare.

Lui sospira.

 

Lei spegne la luce sul comodino, e alla debole luminescenza della luce notturna che serve per Léon si adagia su di lui sfiorandolo in alcuni punti con le labbra, mordicchiandolo qua e là.

 

Troppo lunga era stata l’attesa di un momento come questo.

Il livello di eccitazione di Ramon va direttamente alle stelle, dopo 3 minuti sente che non ce la farà a restare fermo, a resistere all’impulso di partecipare attivamente o chiederle di fargli altro con le labbra.

 

– Basta fermati! la implora, mentre lei è pericolosamente vicina all’inguine.

Didy si scosta, poi si piega, gli molla un bacio sotto l’ombelico che lo fa fremere nuovamente.  Si mette stesa sul fianco, con lui alle spalle. Aggancia le braccia di lui al suo seno e sussurra ‘buonanotte’.

Lui non risponde, già pentendosi di non aver saputo resistere, ma davvero era troppo, troppo… E anche stando così non sarà facile… Poi una specie di deliquio lo prende, e stranamente si appisola.

 

 

addossatiAbbarbicata a lui, lei resta invece quella notte in una specie di dormiveglia. Ogni tanto ha come un sussulto che ovviamente fa ridestare Ramon.

Anche cambiando posizione trascorrono tutta la notte uno addossato all’altro.

 

 

Al mattino Ramon si prepara un caffè forte.

Già si immagina cosa avverrà quando Didy parlerà con Vania…

 

– Sei un maledetto! (giunge prima il suono della sagoma)

(lui, serafico) – Ok, cara, ho mentito, altrimenti mi mandavi a casa tutto solo… E poi confessa che ti è piaciuto!

 

– Ma se non abbiamo fatto niente!

[Come ti odio… Quello lo chiami niente!… (pensa lui)]

– C’è mancato poco… se vuoi ci riproviamo…

 

(guardandolo torvo) – Alza le chiappe sennò ti gonfio!

– Eh, mi mancava! fa Ramon, dirigendosi in bagno.

 

– Per una volta potresti gonfiarmi in altro modo?

– Vai, Ramon, vai!

  

 colazione

 

  

(Dall’inviato Farina “00”)

 

(SCOP, Società Cooperativa Organizzatori Panzane)

 

 

 

 

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