accenti

L’uso degli accenti: quando sì e quando no

  • Qui o quì?
  • Quando “dì” va accentato?
  • “Do” vuole l’accento?

 

Si dice o non si dice? Si scrive o non si scrive così? Oggi, specialmente leggendo quello che si scrive nei vari social network (vedi questo articolo: http://lettermagazine.it/?p=8893) si comprende quanto siano frequenti gli errori di grammatica e di ortografia.

 

Il web, con l’avvento prima dei forum, poi dei blog e infine di Facebook, ha dato grande rispolvero alla parola scritta cogliendo però di sorpresa milioni di persone che proprio con la scrittura hanno perso, per così dire, la giusta dimestichezza.

 

Questo è il primo articolo della serie “Si scrive così?” in cui prenderemo in esame un vasto ventaglio di dubbi ed errori che spesso s’incontrano leggendo qua e là.

 

Qua, qui

A proposito di qua e là, “qua” non vuole l’accentato, come non lo vuole “qui”, in altre parole i paperotti Qui, Quo e Qua non gradiscono essere accentati. Eppure c’è una regola della lingua italiana che dice più o meno questo:

l’accento (grafico) va messo sulla vocale finale di quelle parole di una sillaba che hanno due vocali.

 

Quindi, secondo questa regola, i seguenti monosillabi richiedono l’accento: già, giù, più, piè. Allora perché mai non dovrebbe andare anche su “qua” o “qui”? In fin dei conti terminano con due vocali, giusto? Giusto, ma la “q” è una lettera che va sempre in compagnia della “u”, quante parole con la “q” conoscete in cui essa non è seguita dalla fedele compagna “u”? In definitiva “qu” è assimilabile a un’unica entità, quindi quella “u” non va considerata nel conto delle vocali.

 

Cerchiamo un po’ di capire quando gli accenti sono obbligatori e quando sono inutili o del tutto sbagliati.

 

Come scrive Aldo Gabrielli nel suo libro “Si dice o non si dice?”, la lingua italiana in fatto di accenti è ancora, dopo un millennio da quando esiste, un caos, un tiremmolla, un pasticcio. Quando iniziai a studiare dizione in un corso di teatro, mi stupii di quante centinaia di eccezioni ci siano nella lingua italiana. Pare che in Italia tutto sia sempre sul precipizio delle eccezioni, in altre parole, come per le leggi, le regole ci sono, però…

 

Vediamo subito alcuni monosillabi che vanno accentati e che spesso vengono scritti in modo errato.

L’accento va messo a dì, sé (pronome), dà, sì (avverbio), là e lì. Perché? Questa regola è semplice e più o meno possiamo scriverla così: se esiste un’altra parola nella lingua italiana che si può facilmente confondere con un’altra scritta allo stesso modo, allora una delle due richiede l’accento. Tuttavia ci sono delle eccezioni che vedremo più avanti.

 

Se, sé, se stesso

Vi propongo subito un esempio che ha in sé l’eccezione: “sé” pronome. Esso si può confondere con “se” congiunzione, ecco perché vuole l’accento. Ma, ed ecco l’eccezione, se il “sé” è seguito da “stesso” allora non deve essere accentato. Perché? Perché il “se” di “se stesso” non può essere confuso con il “se” di congiunzione. Lo stesso discorso vale per “se medesimo”.

 

Quindi scriveremo:

  • ognuno pensi a ;
  • ognuno pensi a se stesso.

 

I giorni della settimana

Per lo stesso criterio di omonimia, “dì” (giorno) va accentato per non confonderlo con “di” preposizione. Per questo motivo i giorni della settimana andrebbero accentati, infatti quel “dì” finale si riferisce proprio alla parola “giorno”:

  • Lunedì (giorno della Luna)
  • Martedì (giorno di Marte)
  • Mercoledì (giorno di Mercurio)
  • Giovedì (giorno di Giove)
  • Venerdì (giorno di Venere)

 

E Sabato e Domenica? A chi sono dedicati? Rispettivamente a Saturno e al Sole, ma non chiedetemi perché non si chiamino Saturdì e Soledì! C’è sempre un’eccezione, no?

 

La, là – li, lì

“Là e lì” (avverbi) vanno accentati per non confonderli i pronomi “la e li”, quindi scriveremo:

  • Hai visto Giorgio? Sì, è .
  • Li compro tutti.
  • I miei parenti li vedo una volta all’anno.
  • Sei sempre su quel divano!

 

 

Ne, né
Ormai penso che sia chiaro: se ci sono omonimie, allora ci vuole l’accento. “Né” di negazione vuole l’accento in modo da non confondersi con il “ne” pronome.

  • Me ne dai un po’?
  • Non ti do questo quello!

 

 

Do, dò, fa, fà, fa’
Colgo subito l’occasione data dall’esempio precedente per parlare di “do” che per molti risulta essere fonte di dubbio: vuole o non vuole l’accento? Vi rispondo subito: non lo vuole. Ma come, dirà qualcuno, non si confonde con il “do” delle note musicali? È improbabile che in un discorso si possano confondere, non trovate? È chiaro se qualcuno vi sta parlando del “do” nota musicale. Lo stesso identico discorso vale per “fa” che non vuole l’accento poiché è impossibile che ci si possa confondere tra la nota musicale e il pronome.

  • In questa riga del pentagramma ci vuole un do e non un fa.
  • Fa sempre freddo a quest’ora.
  • Do una mano a mia madre e poi scendo.

Discorso diverso per il “fa’” con l’apostrofo finale (troncatura) che si usa al posto di “fai”:

  • Fa’ una cosa: vattene!

Errore: fà.

Errore: dò.

 

 

Te, tè, the, thè

Diciamo subito che in italiano la bevanda calda che gli inglesi bevono alle 5 del pomeriggio si scrive così: . Vuole l’accento per non creare confusione con “te” pronome.

  • Vuoi del ? Sì, dico a te.

Errore: the. Mentre “tea” è la versione inglese del termine.

 

 

Sì, si
Avete notato che nell’esempio precedente ho accentato “sì” accentando la i? Ho scritto: sì, dico a te. L’accento è obbligatorio per il “sì” avverbio poiché esiste anche il “si” pronome.

  • Si sceglie sempre la strada più semplice.
  • Sì, quest’estate vado al mare.

 

 

Sta, stà, sta’
Chiaramente “sta” si scrive senza accento. Conoscete un’altra parola che possa confondersi con “sta” di stare? Certo che no.

  • Dov’è Luigi? Sta lì.

Qualche volta però possiamo incontrare “sta’” troncato che significa “stai”:

  • Stai fermo! diventa Sta’ fermo!

Errore: stà.

 

Troncature

A questo punto credo sia utile riunire alcune troncature che normalmente possiamo includere in un testo:

  • va’ per vai, da non confondere con “va” di andare (egli va);
  • da’ per dai da non confondere con “dà” di dare (egli dà);
  • di’ per dici (imperativo) da non confondere con “dì” (giorno);
  • fa’ per fai da non confondere con “fa” di fare (egli fa);
  • sta’ per stai da non confondere con “sta” di stare (egli sta).

 

 

Ventitré – I numeri vanno accentati?

Prendiamo ad esempio il numero 23 che si scrive come l’unione di venti e di tre: ventitré. Ma come sappiamo, tre non è accentato, allora perché lo si accenta unendolo a venti? È semplicemente una questione fonetica, se non ci fosse, il numero sarebbe letto come Véntitre, così come lo direbbe Ollio della mitica coppia comica del cinema bianco e nero (e non solo).

 

 

Altre parole che vogliono l’accento
Per lo stesso motivo, queste parole vanno accentate: viceré, autogrù, lassù, laggiù, ahimè, benché e così via.

 

 

La Crusca

In questo caso non si mangia ma si… legge. Come forse saprete, l’Accademia della Crusca è il punto di riferimento per lo studio della lingua italiana. Pensate che è stata fondata nel 1582 a Firenze. Un articolo che parla proprio degli accenti lo potete trovare a questo link: http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4016&ctg_id=44

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Per lavoro mi occupo di Web Marketing, ma per passione scrivo racconti, romanzi e rappresentazioni teatrali. Gioco a basket... beh dovrei dire che "mi fanno giocare a basket" i miei cari amici del weekend. Ho creato community di appassionati di cucina e... di diete! Sì, in me vivono demoni e angeli, per tutto il resto c'è il mio blog www.massimopetrucci.it 🙂
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8 thoughts on “[Si scrive così?] – Uso degli accenti

  1. Ciao E.,
    credo che tu si sbagli e provo spiegarne il motivo.

    Venti (il numero, che con l’accento fonetico si scrive vénti, pronuncia diversa dai… “vènti geliti che spirano da Nord”) non porta l’accento sulla “i” finale, nel senso che normalmente diciamo “Venti alunni” e non “Ventì alunni”.

    Unendo “Venti” con “Tre”, e mantenendo gli stessi accenti tonali, avrai Véntitre.

    In ogni caso, il senso del discorso, e credo sarai d’accordo, non cambia.

    Ti ringrazio per l’interesse mostrato.

  2. Qui Quo Qua
    e l’accento non ci va
    Quo Qua Qui
    non è certo venerdì
    Qua Qui Quo
    non capisce il quiproquò

    Questi versi canticchiando
    io propongo e mi domando
    non è certo per ventura
    se al dizionario si fa abiura

  3. INTERESSANTISSIMO. ORA QUANDO METTO GLI ACCENTI SO PURE LE MOTIVAZIONI. QUESTO ME LO CONSERVO. CHISSA’ AVESSI QUALCHE DUBBIO…

  4. In effetti l’avvento dei social network e ancora prima dei blog ha aiutato molto la riscoperta dello scrivere e per fortuna non solo “come viene”; molto utile questa tua nuova serie sulla grammatica, la seguirò senz’altro!

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