di Susanna Biancifiori

 

punti di vista 

 

È da un po’ di tempo che rifletto sull’idea di creare un blog.

Il bisogno di pormi domande e di provare a darmi risposte su quanto succede nel mondo circostante, di avere una mia opinione sulle cose o di riflettere sugli argomenti più disparati sono frutto di un mix tra caratteristiche personali innate ed altre acquisite nel corso della vita, soprattutto durante il mio percorso di studi sociologici.

Tuttavia, nessuno degli argomenti su cui fino a questo momento avevo appuntato delle note mi sembrava degno di essere “il primo”. Non era mai scattata in me quella scintilla che dà la carica per intraprendere un nuovo percorso. Mai. Fino all’altra sera, quando sono andata al cinema con mia sorella a vedere Paradiso Amaro.

Un film in cui George Clooney, uomo che ha una visione ben precisa della vita e del denaro e che sulla base delle proprie convinzioni ha improntato i suoi ruoli di marito e di padre, si trova improvvisamente a vivere il dramma della perdita della moglie. Come è successo ad ognuno di noi almeno una volta nella vita, Matt King (Clooney nel film) si trova ad ammettere i propri errori quando ormai è troppo tardi, a promettere a sé stesso e alla moglie morente di cambiare e di migliorare se solo gli venisse concessa una seconda possibilità. Insomma, quel senno di poi che accompagna tutti quando si vivono tragedie più o meno grandi. Ma non finisce qui, perché proprio quando si sente pronto ad imparare dai propri errori e a cambiare King riceve due brutte notizie. La prima è che il coma della moglie è irreversibile e che, per volontà della stessa, le macchine che la tengono in vita saranno staccate. La seconda è che quella moglie che lui aveva sempre conosciuto come amorevole e perfetta, e nei confronti della quale si sente in debito, in realtà lo tradiva e stava per chiedere il divorzio. Da qui il duplice dramma: da un lato il dolore per il lutto imminente, per la consapevolezza di perdere la persona amata (nonostante il tempo e gli episodi della vita avessero affievolito il sentimento rendendo il rapporto più che altro un’abitudine); dall’altro l’irritazione per il tradimento, la frustrazione per l’impossibilità di avere un confronto con la moglie e di ricevere da parte sua le risposte a tutte le domande che la nuova scoperta inevitabilmente pone, la rabbia di dover dire addio a qualcuno che pensavi di conoscere ma che – in realtà – scopri di non conoscere affatto.

Un film profondo, drammatico e ironico allo stesso tempo, che offrirebbe molti spunti di riflessione. Ovviamente non posso svilupparli tutti in questa occasione, ma spero non ne mancheranno altre per ritornare a citare questa pellicola.

Quello che oggi mi preme sottolineare è che Paradiso Amaro è uno di quei film in cui i dialoghi non hanno il ruolo di esaurire tutte le argomentazioni. Al contrario. Come molti film profondi, infatti, viene lasciato allo spettatore il compito di scavare nella storia, di capire i personaggi anche nei gesti, di andare al di là delle ovvietà, di interpretare l’universo immenso che può celarsi dietro ad una semplice frase o ad un’espressione. Ma si tratta di un’impresa tutt’altro che facile. Perché? Beh, innanzi tutto perché non tutti possiedono quella sensibilità tale da consentire di mettersi nei panni degli altri. È molto più facile – anche se non sempre questo garantisce la riuscita dell’impresa – quando le cose vengono dette chiaramente, senza troppi sottintesi e senza il bisogno di fare quello sforzo cognitivo in più per capire l’altro. In secondo luogo perché si tende a valutare con due pesi diversi sé stessi e gli altri e a vivere con empatia solo chi ha un’esperienza simile alla nostra. In ultimo perché si è portati a prendere per vero e ad attribuire una valenza di significatività solo alle cose che diamo per certo, che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e che fanno parte della nostra storia personale. Insomma è difficile (ma non per questo impossibile) prescindere da quella soggettività che caratterizza il vissuto di ognuno.

Il corso di studi in sociologia mi ha insegnato proprio questo: a spogliarmi da ogni giudizio di valore e a guardare ad ogni singolo fatto da prospettive diverse, in modo da poter dare una valutazione oggettiva ed obiettiva di quello che vedo. E a non pensare che ciò che non è esplicito, manifesto, dal mio punto di vista allora non esiste!

 

 

Paradiso amaro (The Descendants), regia di Alexander Payne, 2011

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