Recensione e intervista di Flavia Chiarolanza

 

Quando un racconto parla di animali, e conferisce loro lo status di voci narranti, si è soliti pensare a un prodotto per bambini. Nulla di male, sia chiaro. La letteratura dedicata ai ragazzi suscita emozioni in grado di far rivivere, a noi adulti, la magia dell’infanzia; e così ci assale una sorta di piacere malinconico.

Nel caso di questo bellissimo racconto, firmato da Giovanni Merenda e intitolato La vendetta, i colori del noir investono una tela solo in apparenza destinata a compiacere il gusto dei più piccoli. Si tratta in realtà di una favola nera per un pubblico più maturo e consapevole. Ciò che l’autore ci regala, è una commovente – ma sferzante – pennellata del mondo felino. E al tempo stesso di quello umano.

Al centro della storia troviamo un gatto, che assaggia fin da piccolo sia la gentilezza sia la cattiveria degli uomini; e pur analizzando lucidamente quanto gli accade intorno, non cambia di una virgola il suo metro di giudizio. Muovendosi altresì con destrezza tutta gattesca in ogni contesto.

Il simpatico felino osserva gli eventi e cerca di comprenderli, operando un confronto tra due stili di vita (l’umano e l’animale) che solo raramente combaciano. Un punto di contatto risiede nella vanità: il nostro si compiace del blasone che appartiene alla casa padronale; e con orgoglio porta in giro il suo nome aristocratico, Guiscardo, quale tratto distintivo rispetto ai randagi del quartiere (ma anche agli altri felini da salotto, con i loro nomi banali e scontati). I più sfortunati, tra i gatti che vivono in strada, non vengono identificati nemmeno attraverso un nome, ma piuttosto grazie alle loro caratteristiche fisiche o attitudini comportamentali. Ed è questa la sorte a cui Guiscardo si sentiva tristemente destinato quando, nei primi tempi, nessuno – tra gli umani addetti alla sua cura – si premurava di dargli un nome.

Pur con le sue piccole dosi di superbia, Guiscardo non conosce cattiveria se non quella votata alla logica della sopravvivenza: e allora viene in mente il momento in cui, per conquistare il caldo abbraccio della sua padrona adottiva, scavalca senza esitare i due fratellini, abbandonati in un cesto insieme a lui. Le strategie che pone in essere da lì in avanti sono funzionali a una serena permanenza nella ricca dimora ove viene accudito, ben conscio del fatto che il mondo è faticoso. Esso ospita mille creature diverse, e quelle che si reggono su due zampe sono notoriamente le più sadiche. Meglio dunque abbracciare la logica del compromesso, fin tanto che si è costretti a convivere con creature non feline, e in tal modo usufruire dei privilegi che la Fortuna ha accordato.

L’unico sentimento tipicamente umano, che Guiscardo fa suo, è quello della vendetta. La insegue con pazienza e con umiltà, senza smaniare né affrettarsi, perché l’ansia appartiene al mondo degli uomini. E infatti è stata proprio l’ansia di scoprire in cosa consiste questa vendetta felina, sottile e raffinata, che mi ha spinto a divorare il racconto nel breve arco di una sera.

Buona grazia e delicatezza, unite al senso dell’humor, sono tra le doti del compianto Giovanni Merenda. Mi duole immensamente che la sua penna – intelligente e indomabile – non possa più vergare la carta. So che avrebbe avuto ancora tanto da dire e da scrivere, anche sulla pandemia in corso. Con sicura ironia, e sagacia, sarebbe riuscito a esorcizzare questo momento terribile, inventando magari nuovi codici di narrazione.

Per tutti questi motivi, sento di dover rivolgere un ringraziamento alla curatrice del libro, Paola Cimmino. Suo è l’enorme merito di aver colto il potenziale di questa storia, che giaceva chiusa in un cassetto; e che, probabilmente, non sarebbe venuta alla luce senza una tale, convinta dedizione. Da vera amica, e credendo fin dall’inizio nella bellezza del racconto, si è prodigata per farlo pubblicare all’indomani della scomparsa del suo autore.

 

Paola, non credo di esagerare quando dico che il tuo gesto è il più bel tributo alla memoria di Giovanni.

Il senso di realtà mi indurrebbe a pensare che si tratti di un tributo a una persona che non è più tra noi. Ma a me piace credere che Giovanni, col quale ho collaborato per anni, sia più vivo che mai, poiché le sue opere, anche quelle tuttora inedite, continueranno a farmi compagnia nel Tempo, esattamente come quando era in vita. Anche se la speranza è che si accompagnino a tanti di noi. A tutti, per meglio dire.

Cosa puoi raccontarci in merito alla genesi di questo racconto? Tu hai avuto il privilegio di essere stata la prima, o tra le prime, a leggerlo.

Già nel 2011, quando Giovanni ha avviato la sua collaborazione con LetterMagazine, come negli anni a seguire, ho avuto modo di leggere alcuni inediti che aveva completato o sui quali stava ancora lavorando, nell’ottica di future pubblicazioni con nuove case editrici. Mi aveva chiesto una prima valutazione di quanto scritto in quel periodo. Quando ho letto La vendetta gli ho risposto che doveva pubblicarlo senza esitazioni, e dunque proporlo a qualche casa editrice di livello. La storia mi aveva commosso e inebriato allo stesso tempo, per la sua delicatezza e capacità di evocare, e in qualche modo perfino far tastare, la magia del felino, così come il suo imprescindibile, e spesso incomprensibile, legame con l’essere umano. Confido che i lettori sappiano apprezzare le molteplici sfumature di cui il testo è intessuto.

Quando la notizia della morte di Giovanni ti ha raggiunta all’improvviso, hai pensato subito alle sue opere rimaste inedite, e a quello che avresti potuto fare per renderle note?

Ho appreso la notizia nel modo più assurdo e crudele che ci si possa aspettare, a molti mesi dalla sua scomparsa, proprio nel giorno del suo compleanno quando, ignara di tutto, volendo porgere gli auguri ho trovato sul suo profilo Facebook i post dei suoi amici e conoscenti. Nell’ultimo anno si era fatto sentire poco, per ragioni di salute, ma non avrei mai immaginato un epilogo come quello. Nonostante lo sgomento, ho pensato subito che i suoi inediti potevano – e dovevano – trovare una collocazione, a prescindere da eventuali difficoltà. Sapevo bene quanto ci tenesse.

So che gli eredi di Giovanni ti hanno offerto il loro sostegno e, naturalmente, il loro placet, in quanto nuovi titolari del diritto d’autore.

È così. La moglie e il figlio si sono espressi favorevolmente alla mia iniziativa di curare la pubblicazione del materiale inedito per i tipi di Rossini editore, costola del Gruppo Editoriale Santelli, una casa editrice con sede in Calabria.

Come è avvenuto invece l’incontro con la casa editrice Rossini-Santelli?

Attraverso uno dei redattori di LetterMagazine, divenuto agente letterario del gruppo Santelli.

Sempre alla ricerca di testi di valore, gli ho proposto in prima battuta, fra gli inediti di Giovanni, il racconto La vendetta, al quale avevo già apposto una prefazione. È stato, come speravo, immediatamente apprezzato. Per lunghezza e per le sue caratteristiche si adattava perfettamente al catalogo di Rossini. Da lì si è arrivati, in tempi brevi, alla pubblicazione.

Esistono altre opere inedite di Giovanni, che vorresti vedere pubblicate?

Sì, ci sono alcuni testi, in prevalenza romanzi, che a mio parere andrebbero pubblicati, sebbene qualcuno sia rimasto incompiuto.

Ne sarai sempre tu la curatrice?

Me lo auguro, per quanto la scelta dipenda in primis dall’editore, e da altre variabili che possono avere un peso. Quello che posso anticipare è che ciò che ho personalmente letto di Giovanni mi ha sempre colpito per la sua originalità e freschezza. La scrittura di Giovanni invoglia e appassiona alla lettura come solo pochi, oggi, sanno fare.

 

A nome di chi ama la scrittura di Giovanni, desidero ringraziarti per tutto ciò che hai fatto e farai ancora. È giusto che il suo ricordo viva e si rinnovi attraverso le parole: quelle che lui riversava su carta, e quelle che noi possiamo dedicargli quale tributo.

 

Giovanni Merenda, La vendetta. Una favola nera, Rossini Editore, 2021

 

EAN

9788831469883

Pagine

130

Formato

14 x 21, brossura

 

https://giovannimerenda.it/

 

 

Gamy Moore
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