A volte ritornano


di Paola Cimmino

A volte ritornano… è proprio il caso di dirlo, ma in senso buono. Eventi, incontri che sembrano riportarci indietro nel passato e invece, chissà, preludono al futuro. Perché le cose non sono mai identiche a se stesse.

Era il lontano 1998-99 quando mi trovavo a frequentare un corso di scrittura e sceneggiatura con docenti che hanno segnato indelebilmente il panorama filmico e seriale italiano e internazionale.

Maestri che non hanno bisogno di presentazioni, racchiuso com’è, nei loro nomi, un patrimonio di opere che ancora oggi ricordiamo e rimpiangiamo.

Camilleri, Montaldo, tanto per citarne alcuni, decani del piccolo e grande schermo; con loro, personaggi e figure divenute leggendarie, che ancora oggi non finiscono di stupirci e affascinare. Dal Commissario Montalbano a Marco Polo.

A me, che dovevo diventare un’accanita fan del re dei commissari televisivi per tutta la fortunata stagione culminata nell’ultimo – e assai discusso – episodio intitolato Il metodo Catalanotti, è toccata la fortuna e il privilegio di rapportarmi a un Genio della scrittura e della creazione letteraria. E di assorbirne alcuni insegnamenti.

Le sue non erano lezioni tradizionali, come è lecito immaginare, al punto che aveva poco senso vergare note, ma al limite solo registrare quanto forgiava – inanellando di fumo – all’impronta.

Dalla sua voce profonda, a tratti rauca ma sempre viva e dalla verve incontenibile, traevamo spunti per composizioni insolite, guizzi e idee per folgoranti incipit che ammaliavano lui stesso. Ma più di tutto, davamo linfa e fuoco a una passione per lo scrivere che andasse oltre lo sterile autocompiacimento. Una dote o un dono che, se reale, dovevamo coltivare, a dispetto di qualsiasi ostacolo o impedimento. Anche a costo di malmenare la Sfiga.

Ed ecco che nel 2023-24 mi ritrovo, stavolta per puro caso, ad assistere, in veste di infiltrata, alle lezioni di chi ha affiancato quello stesso Maestro sul set talmente a lungo da potersi dire parte integrante della sua stessa famiglia. A Salvatore De Mola si devono infatti molte delle partiture andate in onda, dal 2002 al 2020, della serie TV Il commissario Montalbano, magistralmente interpretato da Luca Zingaretti, con un cast a dir poco stellare. Per tacere del fatto che la sua stessa penna ha siglato innumerevoli serie attualmente in corso (tra cui Imma Tataranni – Sostituto procuratore), alle quali il pubblico si è ormai affezionato, tanto da attendere con ansia i prossimi episodi.

Fortuna che mi ha arriso inaspettatamente grazie a una iniziativa fortemente voluta dalla FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori): il Corso di Sceneggiatura Serie TV di primo livello.

Il corpo docente si è avvalso della presenza, oltre che di Salvatore De Mola, di Guido Barlozzetti, scrittore, conduttore e autore televisivo Rai e Leonardo Ferrara, responsabile serialità 4 Raifiction e Offerta Digitale.

Oggi che la capacità di creazione è messa a dura prova dall’evidenza che molto, se non tutto, è già stato scritto, e la sola fantasia non basta a garantirti il patentino di scrittore e ciò che può seguire in termini di visibilità e riconoscimento economico, diventa più che mai necessario assorbire gli strumenti e le competenze per proporsi validamente in un mercato in notevole espansione e foriero di innumerevoli sviluppi, in ragione, non da ultimo, dell’ingresso in campo dell’intelligenza artificiale.

Soggetto, trattamento e sceneggiatura, ivi comprese le fasi dell’intero processo volto alla serialità televisiva, i principali argomenti su cui incentrare le lezioni, avviate il 18 ottobre e concluse il 31 gennaio nella sede romana della FUIS. Con inevitabili prove pratiche a seguire.

A una quindicina di giovani aspiranti sceneggiatori è stata offerta – gratuitamente – l’occasione di impadronirsi degli strumenti di base, facendo tesoro degli insegnamenti e dell’esperienza maturata nei decenni dal corpo docente individuato allo scopo dalla FUIS, organizzazione da sempre in prima linea nella tutela dell’autorialità, del diritto d’autore e di tutto quanto attiene alla diffusione e valorizzazione delle opere dell’ingegno letterario e artistico.

Un’opportunità riservata a corsisti di età compresa tra 22 e 36 anni, che ha comportato una selezione già all’origine tra coloro in grado di produrre un elaborato avente le caratteristiche essenziali di un soggetto. I migliori elaborati prodotti a fine corso verranno premiati con un riconoscimento economico, in vista di un’esperienza professionale non sempre facile o automatica.

Perché non basta una bella idea, un soggetto accattivante, un trattamento sorprendente e ben delineato, e perfino una sceneggiatura da Oscar per vedersi accreditati, entrare a far parte di una produzione e vedere riconosciuti i propri meriti. Occorre tenacia, pazienza e una buona dose di umiltà, oltre all’indispensabile fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, per dare corpo alla magia di una creazione che impegna il lavoro non di un singolo ma di tanti. Anche se ciò non basta di per sé a garantire il successo, legato a svariati fattori.

In dodici masterclass, della durata di quattro ore ciascuna, a questi baldi giovani e ai loro mentori il compito di portare a termine la sfida. E chissà che non vengano fuori tutte ciambelle col buco.

A presiedere le danze e a sorvegliare l’opificio il Presidente della FUIS, Natale Antonio Rossi, da sempre in prima linea nell’accogliere e avallare proposte di possibile crescita professionale per gli associati – e non – alla Federazione, unica realtà in Italia a raccogliere e rappresentare le istanze degli scrittori, spesso scarsamente riconosciute dalla stessa filiera in cui operano.

Incrocio perciò le dita di mani e piedi per la migliore riuscita di quest’impresa, con l’augurio di vedere quanto prima i nomi di questi valenti giovani nei credits.

 

Un sentito ringraziamento all’intero corpo docente e agli organizzatori del Corso.  

 

(Immagine di copertina reperibile in rete)

 

Gamy Moore
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