di Flavia Chiarolanza

 
gruppo a colori

 

Non c’è amore senza delirio. Silenzioso, oppure urlato nella speranza di un esorcismo che annulli il giogo della schiavitù.
L’intimità, sebbene svelata, dimentica di arrossire. Non serve invocare il demone del vincolo sacrale, la cui assenza rende inesorabilmente colpevoli.

Affascina in ogni tempo il desiderio che unisce due amanti finché morte non li separi. Morte blasfema, perché suggella il legame di chi osa amarsi senza averlo promesso sull’altare. Ne consacra l’unione che fu maledetta in vita, consegnando gli adulteri al ricordo dei posteri.
Per questo commuove la vicenda di Maria D’Avalos, splendida moglie di Carlo Gesualdo Principe di Venosa, e del suo giovane amante Fabrizio Carafa dei duchi di Andria. La loro passione alimenta tra i vicoli di Napoli voci, invidie e perfino un mistero: si narra di un fantasma urlante, che si aggira senza pace tra le mura del palazzo nobiliare ove fu consumato il delitto d’onore.

Il Principe Carlo Gesualdo avrebbe forse evitato un epilogo così tragico, pur di salvare quella donna tanto amata. Ma una volta strappato il velo del riserbo, ciò che si rivendica a gran voce è un’azione virile che ponga fine allo scandalo. E allora si agisce col sostegno di una comunità mai disunita, quando occorre difendere le tradizioni da un atto di ribellione femminile.

Era una trappola l’assenza di Carlo, annunciata ai quattro venti.
Tutti sapevano che il padrone di casa, rientrando frettolosamente in piena notte, avrebbe sorpreso gli adulteri in quella flagranza da sempre giustificatrice di ogni omicidio.amanti
Lo sapevano anche i due concubini. E tuttavia decidono di morire insieme, offrendosi più che mai indecorosi e liberi alla vendetta da tutti acclamata come giusta.

Maria e Fabrizio: entrambi di rara bellezza e sangue caliente. Come cercare, tra i volti della modernità, i più adatti a raffigurare questa coppia di innamorati?
Il bel sembiante non basta, se privo di fascino e portamento. Un fascino antico, come l’amore delirante che compare nel titolo di questa pièce.
Antico nel senso di lontano, autentico, prezioso come ogni pagina di storia.

Tale fascino appartiene ai volti e alla recitazione di Marcella Vitiello e Marco Cacciapuoti: due magnifici attori che non temono il confronto con i protagonisti reali della vicenda amorosa. Si abbandonano alle sue trame grazie ad una interpretazione vibrante. E rendono giustizia alle immagini alimentate nei secoli dalla fantasia popolare.

Buona la regia di Maurizio Merolla, autore con Ilio Stellato di questa “rievocazione storica”, come amano definirla. Non è un caso che la pièce vada in scena proprio nei giorni delle celebrazioni del Principe Carlo Gesualdo da Venosa.

Il Teatro degli Eventi segue ormai da anni questo filone. E lo fa con successo, se pensiamo ai numerosi Enti che offrono il loro patrocinio morale.
Attraverso una ricostruzione perfetta – dovuta alla direzione artistica di Merolla – si rievocano i luoghi e i loro fantasmi, da sempre abituati a convivere con il moderno cuore del centro storico napoletano.

Oltre alla regia, colpisce l’interpretazione di Maurizio Merolla nei panni del Principe Carlo: un uomo che soffre per un tradimento d’amore, e quindi mille volte più doloroso agli occhi di chi ne rimane estraneo. Desolato e arrabbiato, sceglie infine la via del sangue.

Del gesto di Carlo resterà solo l’efferatezza. E lui diviene simbolo del maschile più becero. 
Agli amanti uccisi andrà il tributo per il sacrificio estremo.
Che ne è invece dell’amore di Carlo, come si domanda lui stesso? Chi sarà disposto a credere che di amore vero si trattava, e non di vendetta? E infine quante volte il suo nome verrà legato alla tragedia, anziché alla musica di cui quella moglie adultera era ispiratrice?

Gli autori Merolla e Stellato, abili anche nel riproporre il linguaggio dell’epoca, rendono al meglio questa dualità. E infatti immaginano che non sia di Carlo la mano armata per prima. Ad agire è il suo scherano Bardotti, interpretato da un ottimo Ciro Grano. Solo i colpi successivi provengono dal Principe che, vinto il dolore, cede alla spinta di un impeto feroce e si accanisce sul corpo dell’amata.

maria e carloPoche ore prima, bramava di entrare in quel corpo per l’ultima volta. Ma lei non è disposta a cedergli nemmeno un centimetro della sua carne, destinata all’altro uomo fin nelle viscere.
Quel piccolo prezzo, tutto sommato esigibile da una sposa, avrebbe potuto dissuadere la mano omicida. Un rifiuto che aiuta Carlo a comprendere di non averla mai realmente posseduta.

 

Ho il piacere di incontrare i protagonisti della pièce insieme al loro regista, nei giorni che precedono il debutto. Mi affido alle emozioni che vorranno trasmettermi.
La prima domanda, destinata a Maurizio Merolla, riguarda il suo ruolo di attore:

 

Ciò che proponi è una visione più intimista e meno aggressiva del Principe Carlo, vittima di un tradimento che mette in gioco la sua stessa felicità e non un sentimento astratto di onore.

 Sì, è vero. La mia interpretazione di questo personaggio così controverso nasce allo scopo di riabilitarlo dal giogo di un marchio indelebile. Carlo ama disperatamente la sua donna, e questo amore gli scappa di mano. Egli è testimone impotente di una vicenda che gli distrugge l’anima, di un tradimento che non muore tra le lenzuola ma sopravvive perfino alla minaccia della morte. Il fatto è che non aveva scelta. Ad imporgli di agire in maniera drastica era non solo il famoso onore che ogni uomo ha l’obbligo di difendere, ma anche la sua appartenenza ad un nobile casato il cui emblema andava difeso ad ogni costo.

 

Tu figuri anche come autore del testo, insieme a Ilio Stellato, e vedo che siete entrambi concordi nel celebrare questo aspetto inedito della vicenda D’Avalos, venuta agli onori della cronaca dell’epoca più come pettegolezzo che non per la spirale di sofferenza innescata. Mi colpisce il fatto che a margine del copione appaia una nutrita bibliografia: quanto vi è costata, in termini di ricerca e studio, questa trasposizione teatrale?

Ilio ed io siamo affamati di storia napoletana, e dunque alla continua ricerca dei suoi segreti e misteri. Ne viviamo l’identità, e questo impone lo studio di fonti che permettano di affiancare al momento creativo un lavoro di meticolosa ricostruzione. Abbiamo attinto all’archivio storico, visionato i verbali delle deposizioni. E questo per celebrare l’evento nella sua totalità, con uno sguardo attento ai costumi sociali e non solo al fatto di sangue in sé.

 

Nei tuoi lavori ricorrono spesso gli elementi della danza e del mimo, che intervengono laddove si dissolvono le parole. Per te è indubbiamente pari la loro forza evocativa, giusto?

Certamente. Attraverso le immagini si costruiscono grandi momenti evocativi. Si narrano storie e si riesce ad emozionare il pubblico che vede tradotte all’istante le proprie emozioni. Io li chiamo viaggi esplorativi, emozionali. Memorie animate. Un salto nel tempo attraverso i sensi.

 

gruppo b/nVogliamo ricordare gli altri attori presenti in scena, oltre a Marcella e Marco?

Non potrei concludere senza un tributo ai miei più fidati collaboratori. Assunta de Falco, bravissima caratterista, interpreta il ruolo di Mercede, la governante al servizio di Carlo. Annalisa Arbolino, giovane e talentuosa, veste i panni della devota Laura, vicina alla sua padrona fino al punto di morirle accanto. Fedele Canonico è padre Julio, simbolo del potere di una Chiesa che entra con prepotenza nelle vite altrui. Antony Delle Donne abbandona il suo ruolo abituale di mimo per calarsi nelle vesti di Eusebio. Ciro Grano incarna al meglio il personaggio del crudele Bardotti.

Le coreografie, realizzate da Carla Borriello, sono eseguite dal gruppo di Figuranti, Animatori e Danzatori del Balletto Classico Campano

 

Vecchia gloria delle pagine di questa Rivista

Infine le musiche dal vivo sono eseguite da Giancarlo Sanduzzi e Andrea Sensale. A tutti loro va il mio ringraziamento per questa magnifica esperienza.

 

Ora mi rivolgo a Marcella Vitiello, il cui sguardo intenso innamora all’istante come quello della Principessa D’Avalos.
Di lei mi colpisce anche la bellissima voce, degna del suo aspetto sensuale: scopro infatti subito dopo che, oltre a calcare le scene, Marcella è anche insegnante di recitazione e dizione.

 

Parliamo di Maria: dinanzi alla rivendicazione tipicamente maschile del suo corpo, in quanto donna e sposa, lei risponde che il corpo e l’anima degli Avalos hanno un padrone solo, l’Amore. Finalmente congiunto al piacere carnale di cui esige il pieno dominio, a dispetto delle regole imposte dagli uomini. Maria dunque come simbolo della libertà, e non della dissolutezza femminile?

Prediligo senza dubbio il termine libertà, che significa anche scegliere di sbagliare nello stesso modo solitamente perdonato agli uomini. In tempi come questi, è bene precisare che nessun errore – per quanto consapevole – merita di essere punito con la morte.
Maria si ribella a quell’uso distorto della parola onore, che tuttora miete vittime femminili.

 

Non è la prima volta che interpreti questo ruolo. Quante sfumature, prima invisibili, sei riuscita a cogliere nel corso del tempo?maria e carlo

Apprezzo questa domanda, perché ho percepito all’istante un cambiamento nel mio approccio al personaggio di Maria. Rispetto a quando mi cimentai nella parte per la prima volta, tredici anni fa, mi sento più responsabile e matura. La mia crescita come donna ha favorito quella come attrice. Così oggi sono in grado di comprendere al meglio le mille sfumature del personaggio, come dicevi tu, alla luce del vissuto quotidiano non solo mio ma dell’intera società. Mi sono soffermata sul fatto che Maria entra in conflitto in primis con la Chiesa: non esita a sfidare la concezione che del femmineo hanno le religioni. Lo si vede dal rapporto con padre Julio, di cui rifiuta l’invito a rifugiarsi in convento per scongiurare la vendetta. L’invito insomma ad auto-infliggersi una punizione, per riscattare la sua condizione di donna impura.

Ho imparato anche a vedere sotto una luce diversa il rapporto con Carlo e con la sua devozione alla musica: devozione che passa attraverso il corpo di Maria, arrogantemente rivendicato in quanto fonte di ispirazione. Lei invece è capace di amare oltre la carnalità, poiché è all’Amore – suo unico padrone – che decide di consacrarsi al prezzo della vita.

 

Maria è tuttora leggenda, e tra le sensibilità sollecitate vi sono anche quelle amanti del mistero: il corpo mai ritrovato, lo scempio che ne fu impietosamente fatto, il fantasma che cerca vendetta. Si continua a punire questa donna ribelle, negandole la pace cui avrebbe diritto?

Sì. Maria continua ad essere punita, così come ogni donna – ancora adesso, nel 2013 – viene offesa con termini sprezzanti della sua sessualità. L’insulto più comunemente rivolto alle donne, anche da parte di altre donne, è quello che ne denigra la condotta morale laddove si trasformi da passiva in attiva.

 

È la volta infine del giovane Marco Cacciapuoti, abituato a calcare con la medesima disinvoltura sia le tavole del palcoscenico sia quelle dei set cinematografici e televisivi.
Anche il suo aspetto, come quello di Marcella, rievoca la nobile bellezza del personaggio che interpreta.

 

Fabrizio sapeva dell’agguato e dunque avrebbe potuto mettersi in salvo. Invece decide di morire insieme alla sua amata, sebbene le convenzioni del tempo gli consentissero di uscirne impunito. Ravvisi tratti di modernità nel personaggio?

Oggi morire per amore? Altro che modernità, questa è una cosa antica! E sarebbe una fesseria non chiamare subito avvocati e altri figli del diavolo per giustiziare orgogli e fallimenti di una coppia che cerca di relazionarsi in una società sempre più al servizio delle distrazioni sociali.

 

Questa pièce ti ha permesso di conoscere un pezzo di storia della tua città, oppure eri già informato sui fatti narrati nella ricostruzione teatrale?

Non conoscevo la storia di Fabrizio, né quella della Famiglia Gesualdo D’Avalos. Ma da quando ho iniziato le prove dello spettacolo, una serie di coincidenze mi ha portato nella provincia di Avellino per girare un cortometraggio futuristico. Ed è stato proprio in quel territorio, precisamente nel Comune di Gesualdo, che ho deciso di visitare l’omonimo castello.
Gli abitanti di Gesualdo mi hanno spiegato il loro attaccamento alla terra natia e alla cultura, nonché il rispetto che nutrono nei confronti dell’artista Carlo Gesualdo…

Ho scoperto infine che uno dei miei maestri, il compositore e regista di fama mondiale Roberto De Simone, ne è cittadino onorario.

 

Hai già fatto un bilancio della tua prima esperienza lavorativa con il Teatro degli Eventi? Quanto hai ricavato da questa rappresentazione non solo come crescita professionale, ma anche sotto il profilo umano?

Potrò risponderti solo al termine di questo viaggio stupendo, fatto insieme ad una compagnia – il Teatro degli Eventi – dotata di grande personalità e ricca di elementi stimolanti sul piano umano.

 

L’ultima domanda è rivolta ad entrambi questi straordinari interpreti: come avete vissuto la condivisione sul palco di un’intimità così sofferta?

La prima a rispondermi è Marcella

In un modo molto naturale. Direi dolce, oltre che estremamente professionale. Marco è una persona splendida, non c’è stato nessun problema nell’avvicinarci l’uno all’altra.

 

Le parole di Marco sono altrettanto lusinghiere

Lavorare con Marcella Vitiello è come avere la sensazione di pulirsi l’anima.
La sua calma e la sua disponibilità dovrebbero fare scuola a tante colleghe che ho conosciuto.

 

Prima di salutare i protagonisti di un evento così affascinante, Maurizio lancia una provocazione. E se la storia fosse riscritta con un finale differente, che vede Carlo soccombere per mano dei due amanti? Oltre all’amore vendicativo, esiste anche quello che pur di realizzarsi è pronto ad impugnare armi o versare veleni.

Potrebbe appartenere dunque a Carlo il fantasma che si aggira penosamente in cerca di una impossibile vendetta. C’è da riflettere sulla bontà o meno di questa sfida.

 

Ciao, e auguri a tutti di simpatiche visite a palazzi infestati.

 

(Foto di Rossella Manna)

 

divisorio

 

locandina

 

 

 

Teatro degli Eventi

Millarcum, Delirio d’un amore antico, Rievocazione storica di Ilio Stellato e Maurizio Merolla

12-13-16-17-18 Ottobre 2013 ore 20.30

Sabato 19 Ottobre ore 12.00

Antico Refettorio Basilica San Domenico Maggiore, Napoli

 

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