di Elisa Scaringi

 

Smetto quando voglio - Masterclass

 

La banda dei ricercatori è tornata; con grande stile. Li avevamo conosciuti in Smetto quando voglio. La loro avventura per trovare un lavoro che non fosse sottopagato li aveva portati a violare la legge. Ora, in questa puntata da “masterclass”, è la legge a utilizzarli per scovare nuove smart drugs. Sebbene la storia assuma a tratti delle caratteristiche assolutamente irrealistiche, la fattura dell’intreccio meraviglia per il risultato finale: un action movie all’italiana che nulla ha da invidiare al trito e ritrito sipario hollywoodiano.

Sydney Sibilia tradisce la sua giovane età (e la maledizione del dopo esordio) con un lavoro che convince più del primo. Una rarità, se si aggiunge anche il fatto che i sequel non sempre confermano il successo dell’originale. In una sorta di “notte da leoni” nostrana, la commedia degli inizi (con l’impaccio di chi presta la propria scienza alla malavita) lascia il passo all’azione dei veterani (che sanno ormai come muoversi). Se manca l’originale sapore della scoperta (materia principale dell’esordio), l’adrenalina assume qui le fattezze dei “criminali” buoni e un po’ tontoloni, svezzati perfettamente allo spaccio.

banda dei ricercatori

Dopo il battesimo di sangue (fatto di eccessi, dipendenza e pistole tatuate), i nostri strambi ricercatori non hanno più timore di saltare sui treni in corsa o di lanciarsi a tutta velocità per le vie della Roma antica. E sebbene pecchino di quella naturalezza costruita a puntino dai Brad Pitt alla Ocean’s Eleven, la banda italiana ne prende ispirazione per poi staccarsene in toto, costruendo, invece, i tratti originalissimi degli sfigati (ma intelligenti) che cercano di sbarcare il lunario: dalle gag inaspettate della prima avventura si passa al perfetto amalgama di chi già si aspetta qualcosa di imprevisto. Sorprendente la capacità del regista di creare, comunque, qualcosa di assolutamente nuovo, nonostante la materia degli attori e della storia rimanga la stessa.

E ancora più spettacolari sono le aspettative per il terzo episodio “ad honorem”, pensato per essere qualcosa di ancora diverso: l’action movie assumerà i tratti della saga epica, con un Luigi Lo Cascio nei panni del gangster cattivo e fascinoso. Il nostro cinema sta allora dimostrando di essere più vivo e originale che mai. Non solo nell’opera di un grande nome come Sorrentino, che con The Young Pope ha eguagliato le migliori serie americane, ma soprattutto negli esordi di giovani autori come il Gabriele Mainetti di Lo chiamavano Jeeg Robot. Buona visione, allora, a tutti i cinefili che vogliono provare qualcosa di nuovo. E speriamo che il cinema nostrano (quello fatto bene) possa uscire dalla nicchia per tornare sulla cresta dell’onda.

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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