Codici Binari

 

17 settembre 2016.

In una Roma ancora estivamente assolata sono partite le riprese di un film, Codici Binari, che è una piccola grande scommessa con se stessi: riuscire a fare Cinema con la maiuscola bilanciando le poche risorse economiche con tutta la passione necessaria all’impresa. Non sarà qui la Roma da cartolina a mostraresangue il suo volto migliore, ritoccato talora per soddisfare cultori (e cinefili) di patinate vetrine, ma una Roma verace, di periferia, che già altrove ha saputo fornire lo sfondo adeguato per storie che, quanto a interesse, nulla hanno in meno di noti titoli salpati oltreoceano. Una metropoli scossa nelle sue fondamenta e certezze da continui sobbalzi, specchio di una instabilità sia emotiva che culturale, e che fatica a riconoscersi e risollevarsi di fronte al marcio e al degrado accompagnati da una violenza spesso gratuita. Una verità che non è dato nascondere e che la pioggia, frequente nel film, vorrebbe quasi ripulire o diluire.

Daniele MattioniTitolo evocativo di varie chiavi di lettura, quello prescelto dal regista romano Daniele Mattioni per il suo esordio di gala. Come fanno intuire la locandina e il teaser, una partenza o ripartenza che si snoderà fra binari reali e metaforici, un viaggio fuori e dentro di sé la cui meta non è prefissata, né vagamente intuibile. Non a caso infatti si è scelto di procedere con una scalettatura di massima, pronta a inglobare nel copione finale cambi di scena e intuizioni scaturiti al momento.

Già autore di corti premiati in vari festival, il giovane regista (che firmerà anche il soggetto e la sceneggiatura, da “scrivere” in post produzione) punta più sull’aspetto emotivo che sulla spettacolarizzazione di effetti, nella speranza di racchiudere e superare le esperienze maturate fino ad ora. E sulla carta gli auspici sembrano essere dei migliori. Per dichiarata ammissione, infatti, il film (di genere drammatico-psicologico, ambientato in varie epoche) si rifà agli stilemi, fra gli altri, di David Lynch, Ingmar Bergman, Alejandro Jodorowsky, Jim Jarmusch e Aki Kaurismäki.

Cineasta indipendente, amatoriale, come lui stesso ama definirsi, non avendo scelto un percorso istituzionale – piuttosto assecondato, fin dalla più tenera età, un impulso e una passione profondi per la settima arte – Daniele mostra di sapersi giostrare in varie funzioni e sopperire alla mancanza di alcune figure che un budget più consistente avrebbe assicurato. Ma locationcome insegna la tradizione italica, le difficoltà aguzzano l’ingegno e forse garantiranno all’opera quella genuinità e semplicità di approccio che a volte non guasta.

Incentrato sulla vicenda di un uomo che si risveglia non vedendo più bene – quasi che avesse perso, insieme alla messa a fuoco, la lucidità, senza ricordare come ciò sia accaduto, e comunque costretto a orientarsi nel mondo – il film ha per protagonisti due giovani attori provenienti dal mondo del Cinema eClaudio del Teatro, Claudio Losavio e Alessandra Salamida, cui si aggiungono, fra gli altri, Vincenzo De Michele, Alessandro Averone, Stefano Skalkotos, Emanuela Ponzano; la Produzione, rigorosamente indipendente, si avvale inoltre dei costumi di Luciano Lapadula e delle musiche del compositore Franz Goria. Si esibirà in un live all’interno del film la band veronese Jenny Penny Full, un’interessante realtà emergente che unisce alla tendenza folk-electro una forte vocazione sperimentale e onirica, perfettamente in linea con le suggestioni del film. Come ci spiega il regista: “Per me il cinema è l’occhio della mente che scruta attraverso il buco della serratura della porta dell’inconscio”. Intrigante, no?

Non ci resta che aspettare il 2017, augurando all’intero gruppo e al progetto la miglior fortuna.

 

 

Nel frattempo un piccolo assaggio:

 

Se volete saperne di più:

https://www.facebook.com/codicibinari/


Foto dal set, Ph. Alexandre Mele

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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