di Flavia Chiarolanza

 

Le streghe di Atripalda

 

Sono riconoscente per la recensione che ho la fortuna di scrivere quest’oggi sulle pagine di LetterMagazine. Grazie al bel volumetto di Teodoro Lorenzo, scopro infatti una letteratura prima sconosciuta; e non c’è ignoranza che possa perdonarsi a una lettrice compulsiva, quale io sono.

Le radici della mia formazione affondano nella cultura greca, che contempla anche la devozione verso qualsiasi forma di manifestazione sportiva. Il popolo ellenico spingeva la propria venerazione al punto da sospendere le guerre, quale che fosse lo stato del conflitto e degli animi belligeranti, pur di aprire la parentesi temporale dei giochi olimpici. Il mondo attuale è incapace di accogliere questo insegnamento e la follia umana non arretra nemmeno dinanzi alla sacralità dei giochi, eppure noi tutti continuiamo a celebrare la bravura e la potenza degli atleti. Ve lo dice una che, durante la cerimonia di apertura delle ultime Olimpiadi, fremeva con la mano sul cuore al passaggio della Pellegrini, fiera e splendida portatrice del nostro vessillo.

Le streghe di Atripalda” è tutto questo: un omaggio alla bellezza dello sport, al sacrificio degli atleti e alla magnificenza dei loro corpi, sudati e scolpiti, sia che fioriscano, sia che – giunti all’apice – assecondino con dignità il crepuscolo delle loro carriere.

Non saprei indicare il più bello, tra i quattordici racconti che compongono il volume. Ognuno di essi è unico, come unica è l’emozione che tutti gli sport, praticati in maniera appassionata, generano nell’animo dei tifosi.

Non emerge la preferenza dell’autore per l’una o l’altra disciplina, anche se noi sappiamo che egli è stato in gioventù un provetto calciatore, prima di dedicarsi alla odierna professione forense. Eppure le sue pagine tacciono qualsivoglia risentimento sia verso lo sport in cui primeggiava da ragazzino, sia verso le circostanze che lo hanno indotto a cambiare strada. Da parte nostra siamo grati alle imprevedibili manovre della vita che, con una mano, ci priva di un grande atleta e, con l’altra, ci dona un meraviglioso scrittore.

Teodoro LorenzoIl calcio manca in questo volumetto: gli amanti del pallone dovranno sfogliare le pagine di un’altra antologia, precedentemente pubblicata e altrettanto bella, per assaporare (come dice Lui stesso) “il profumo dell’erba”.

L’autore volge il suo benevolo sguardo di ammirazione verso tutte le discipline sportive, ugualmente meritevoli di quella ribalta che viene spesso riservata solo a talune categorie, le più ambite dagli sponsor e dalle fauci insaziabili di tifosi e scommettitori.

È meraviglioso vedere come riesca a cogliere quella viscerale e genuina passione che alberga nell’animo di ogni sportivo; e quella fedeltà, condita di lacrime e attese, dal cui legame è avvinto ogni tifoso.

Intorno a queste discipline, meravigliosamente descritte nella loro quotidianità fatta di sudore e fatica, Lorenzo costruisce ragnatele di vicende umane così intense da andare oltre il recinto della letteratura sportiva, affacciandosi alle austere porte della grande narrazione romanzesca, tanto da far sperare al lettore che la talentuosa penna decida in futuro di esplorare nuovi generi.

In tanti ci siamo chiesti quali esistenze possano celarsi dietro luminose carriere sportive, al di là dei resoconti giornalistici; e l’autore ci offre un avvincente spaccato su quei retroscena, che non sempre i media sono disposti a mostrare (o gli atleti stessi a raccontare). Dietro le quinte non si annidano soltanto le ore di allenamento e di tempo sottratto ai giochi dell’infanzia, ma anche vicende interiori che diventano un tramite per il successo sportivo, o addirittura per un salto nel buio. Credevamo che, ad animare la competizione, fosse una fiamma ardente pari a quella della fiaccola olimpica, invece può trattarsi di un insano desiderio di vendetta (“Il bagno di Betsabea”) o di riscatto (“La mela d’argento”), di un semplice bisogno di meditazione (“La saggezza del fiume”) o della voglia di comprendere fino a che punto è possibile sfidare la paura (“Amìgdala”).

Personalmente ho amato ognuno di questi racconti, apprezzandone lo stile e la trama. Mi permetto di esprimere tuttavia una piccola preferenza verso due immagini di particolare incisività: quella del disco che, lanciato da una giovanissima atleta impegnata sulle prime pedane della sua carriera, offusca il sole fino a generare una sorta di eclissi e quella della freccia che, dopo un lungo ed estenuante tribolare, si stacca dal corpo dell’arciere “come petalo, come neve, come frutto maturo”.

Ho un solo rimprovero da rivolgere al caro Teodoro: il mancato tributo a uno sport che amo profondamente e seguo fin da piccola. Parlo della Ginnastica Ritmica, tanto amata nei paesi dell’Europa orientale, cui deve la sua nascita e il successivo evolversi verso forme sempre più alte di spettacolarità. Eppure questa disciplina stenta a ricevere nel nostro Occidente il meritato encomio e a raggiungere quella popolarità che serve all’onda mediatica e alla conseguente affezione del pubblico.

Vorrei tanto godere i virtuosismi che la mano del nostro Teodoro di certo compirebbe sulla carta per descrivere lo splendore di questo sport tutto al femminile. Lo dico pensando alle intense figure di donna presenti in alcuni dei suoi racconti, come Claris, la strega nera di Atripalda e Tilde, la malinconica arciera.

Spero che accolga il mio invito e acconsenta a regalarmi questa ennesima perla.

 

Ciao e auguri a tutti di simpatiche telecronache, in diretta o in differita.

 

divisorio 

Teodoro Lorenzo, Le streghe di Atripalda, Racconti di sport, Bradipolibri, 2017

Dimensione: 15×21

Num. Pag. 220 
Prezzo: Euro 15,00 
ISBN: 978-88-99146-38-2

http://www.bradipolibri.it/

 

Di Teodoro Lorenzo v. anche su LM:
http://lettermagazine.it/gamys-room/campione-di-umanita/

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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