Ricordate? L’avevamo lasciato là Bobby, sulla soglia di casa di Ramon…

 

Via Galbani, 14 gennaio, sera

 

Appoggiato allo stipite con un braccio, Bobby è in attesa di un cenno da parte di Ramon.

Ramon lo guarda come aveva fatto la prima volta che si erano incontrati a casa di Didy.

 

(pensa) Minchia quanto sei bono! Fino a due mesi fa ti sarei zompato addosso, e ora invece me ne sto come un coglione ad osservarti. Che ti succede Ramon?

 

Per fortuna è Bobby a rompere gli indugi.

– Posso entrare?

 

– Certo.

Ramon chiude la porta.

 

– Vuoi qualcosa da bere?

– No, grazie, fa Bobby, accomodandosi sul divano.

 

Ramon lascia i soldi sul cassettone che è all’ingresso.

 

– Scusa, ma tu stai aspettando qualcuno?

– Il ragazzo del supermarket. Sarà qui a momenti, credo… (quella frase, detta così, suona quasi liberatoria o come un sottile avvertimento).

 

– Stasera non verrai da Didy?

– Veramente non pensavo…

 

Ramon resta in piedi mentre parla.

– Tu e lei… insomma… non vuoi restare solo?

 

– Non l’ho ancora sentita.

 

Ramon non si sente a suo agio, è percepibile.

Ma anche Bobby arranca.

 

– Senti Ramon, non so come dirtelo…

 

Lo sguardo di Ramon si fa più attento.

Si guardano intensamente.

 

– Sì, insomma… tu mi piaci…

Ramon accenna un sorriso che però si spegne subito.

 

– Aspetta… voglio dire che non mi dispiace che tu frequenta Didy… cioè che tu e lei… insomma… (pausa). L’ho detto pure a Phil e a Ralph, meglio te che un altro.

 

– Perché? Non ti sembra un casino questa storia?
Oppure pensi che non può durare con un gay?

 

– Non c’entra niente il fatto che sei gay. Che hai un altro.
Penso che tu ci tenga a Didy, e sono certo che pure lei ti ama, anche se non sa bene come fare…

 

– Mi rendo conto sai. Le ho complicato l’esistenza, e ho complicato anche la mia.
Ma che ci posso fare, è successo… ci è successo… ma forse da qui a un mese mi manderà affanculo, e allora in qualche modo sarà risolto.

 

– Non credo proprio. Penso piuttosto che si dovrebbe trovare una soluzione.

– Sì, ma quale?

Da come lo dice si intuisce che Ramon ci pensa già da tempo, senza aver raggiunto un esito.

 

Ramon – Posso mollarla, e tutto tornerebbe come prima… Forse…

 

– Questo è da escludersi, puoi starne certo.
E poi, scusa, Didy potrebbe voler mollare noi…

 

– E stare con me e Clarence?
No, non credo proprio. Lui non è il suo tipo.

 

(Pausa)

 

– Però io e te siamo i suoi tipi…

 

– Che vuoi dire?

(un lampo passa negli occhi di Ramon)

 

Ramon si siede sulla poltrona, elabora.

– Ti è chiaro? fa Bobby

– Cioè vuoi dire, io tu e lei…

 

– E tu anche con Clarence…

 

Ramon accenna un sorriso amaro.

– Sembra un teorema perfetto… peccato lo sia solo sulla carta.

 

Bobby lo guarda fisso.

 

– E poi comunque Philippe e Ralph… perché dovrebbero mollare?
Sai qualcosa che non so?

 

Suonano alla porta. È il fattorino.

Ramon paga e va a sistemare i surgelati in cucina.

 

Bobby lo segue.

 

Ramon sistema i pacchi e si lava le mani nel lavello.

Mentre ancora si asciuga con uno strofinaccio, Bobby alle spalle, Ramon si sente sfiorare l’orecchio da un tocco leggero.

 

Un brivido lo percorre da sopra a sotto mentre la voce calda di Bobby sussurra vicinissima queste parole:

– Ti fai troppi problemi.

 

Bobby lo tiene serrato davanti a sé, in una maniera che Ramon conosce bene, e che lascia poco spazio ad altri dubbi. Le labbra morbide di Bobby sul suo orecchio risultano estremamente convincenti.

 

Ramon lo lascia fare, anche per capire fin dove Bobby ha intenzione di spingersi.

Quando le sensazioni si fanno così intense al punto che sta quasi per cedere, pur senza realmente volerlo, Ramon sente squillare il cellulare in salotto, così approfitta per liberarsi dall’abbraccio-assedio di Bobby.

 

Didy – Com’è che ci metti tanto, che stavi facendo?

(impacciato) – Niente! Sistemavo i surgelati in cucina.

 

– Che programmi hai per stasera?

– Pensavo di restare a casa, ho delle cose da sistemare.
Tu?

 

– Non lo so ancora, devo sentire Bobby, non so neanche dov’è ora.

– È qui da me.

 

(sorpresa) – A casa tua? Come mai?

– Mi ha fatto la tua stessa domanda. Cioè per stasera.

 

Bobby intanto ricompare in salotto. Capisce che c’è Didy al telefono.

– Anzi te lo passo, così vi mettete d’accordo.

Ramon cede il cellulare a Bobby.

Lui è telegrafico, le dice che la raggiunge a casa.

 

– Prova a convincerlo, fa Didy, riferendosi a Ramon

– Ci sto provando. Ok, a più tardi.

 

Interrotta la comunicazione

Bobby – Didy insiste perché venga anche tu stasera. D’altronde sabato mattina io parto.

 

Ramon avverte un senso quasi di sollievo.

– No, come ti ho detto, ho del lavoro da sbrigare. Sarà per un’altra volta.

 

– Come vuoi. Allora… vado.

Ramon lo accompagna all’ingresso.

 

Bobby lo saluta con una stretta di mano in verticale.

– Ciao, amigo.

 

Ramon risponde con un sorriso.

Chiusa la porta, Ramon ci rimane attaccato, come nei cartoni animati.

Estratto il cellulare dalla tasca dei jeans, guarda l’ora, poi digita freneticamente un sms.

 

“Quand’è che torni? Mi manchi tanto, Ciccio. Tuo Ramon”

——-

Ore 22

Ramon sta lavorando sul suo portatile.

Squilla il cellulare.

 

Didy – Indovina che ha trovato Bobby…

Ramon – Phil e Ralph sul terrazzo?

 

– No, meglio ancora, la cioccolata fusa dell’hotel – fa lei – ricordi?

 

Al solo pensiero gli occhi di Ramon prendono a luccicare.

Si sentono al telefono rumori di traffico.

 

– E ora dove state? fa Ramon

– Siamo vicini a casa mia, l’intenzione è quella di provarla ancora calda…

 

Ramon resta un attimo incerto.

(lei) – Beh, non dici niente?

– Didy, forse non è il caso…

– Muoviti, non mi fare arrabbiare, è un ordine! Ti voglio qua nel giro di mezz’ora al massimo, e bello pronto a tutto…

 

– Eseguo, signora. Se me lo chiedi così!…

——-

La cioccolata è ancora bollente quando Ramon suona alla porta.

Per tenerla in caldo l’hanno lasciata coperta nel microonde.

 

Seduti sul divano-letto aperto, Bobby e Didy stanno sfogliando il sexy-libro antico ormai recuperato.

 

Didy mostra loro alcune immagini della sezione più ‘segreta’.

Alcune riguardano rapporti multipli uomini-donne, e fra omosessuali.

 

– Non pensavo che ci fossero anche accenni di questo tipo, fa Ramon

 

Bobby – Sono più che accenni, non ti pare?

Didy – In effetti sono più grovigli che corpi distinguibili.

 

– Dobbiamo provare pure noi? fa Bobby ridendo ai due.

 

– Eh! fanno Didy e Ramon quasi all’unisono.

È come l’esplosione di un segnale.

Ramon spegne la lampada, resta la luce soffusa di un faretto in un angolo della stanza.

 

Bobby, seduto accanto a Didy, prende a spogliarla lentamente, la libera della camicia, sfiorandole le spalle con le labbra. E mentre Bobby si tira via il pullover lascia che Ramon le sfili i pantaloni.

Seduta al centro del divano, in sottile lingerie di seta, stretta fra due uomini ormai nudi, Didy aspetta di capire cosa può accadere, e sono Bobby e Ramon quasi a guidarla, l’uno davanti, l’altro alle spalle.

Entrambi, insieme, prendono a baciare Didy da ogni parte, e la reazione della sua pelle è pressoché immediata… Ramon le sgancia senza fatica il reggiseno che vola via sul tavolo, poi è la volta degli slip che volano non si sa dove.

 

Le braccia di Didy passano su l’uno e l’altro, e c’è poco bisogno di armeggiare.

Inginocchiati, la mettono tra loro, Bobby si incolla con trasporto alle sue labbra mentre Ramon le cinge i fianchi, pronto a sondare altro terreno.

 

Le braccia di Ramon e Bobby si intrecciano più volte in questo scambio di effusioni, finché il moretto italiano cede il passo a Ramon per completare l’opera.

 

Bobby fa mettere giù Didy, bacia Ramon come un amante e si sistema (steso) al bordo del divano.

Resta a guardarli mentre consumano l’amplesso che ormai li tiene ansimanti e aggrovigliati alla stregua del librone antico.

 

Quando tutto è finito e Ramon e Didy sono in bagno, Bobby si ricorda della cioccolata. Ormai è tardi, così la sistema nelle tazze e la fa loro trovare sul vassoio, pronta per essere gustata, prima di andare tutti a nanna.

——-

Nel cuore della notte Didy si alza per andare a bere.

Lascia a fatica il suo posto al centro del lettone. Léon la segue, si struscia a lei in cucina, poi sgattaiola via senza rumore.

 

Davanti al letto Didy si accorge che non potrà rientrare.

Ramon dorme sul bordo, dietro di lui c’è Bobby abbarbicato, e dietro ancora Léon, che s’è fregato metà del letto, stendendosi per lungo-orizzontale.

 

Didy ridacchia fra sé e sé e si sistema in salotto, sul divano.

——-

Sabato mattina

 

Ramon suona alla porta di Didy, sperando non ci sia Bobby.

Lei apre e di corsa si dirige in bagno.

 

– Sei sola?  fa lui interdetto

 

– Sì, nooo… fa lei, e si infila in bagno, accostando la porta.

 

Ramon la segue incerto.

 

– Posso entrare?

– Sì.

Ramon si affaccia timoroso.

 

– Guarda chi c’è? Questo bel giovanotto è Ramon, fa lei al nipotino, mentre lo spoglia.

– E tu devi essere Davide, le fa eco Ramon.

Davide – Ti fai il bagno con me e le papere?

 

– Nooo, fa Ramon (terrorizzato solo all’idea)

(a Didy) Ma com’è che sta così combinato?

 

– Un attimo che la baby sitter si è distratta mentre erano al Bioparco, e Davide si è rotolato in una pozzanghera… Giacomo è andato a comprare dei vestiti nuovi, sono solo di passaggio a Roma.

 

Squilla il telefono fisso di Didy. Lei soffoca un’imprecazione.

– Sarà la Asl, devo rispondere… finisci tu, mettilo a mollo, poi sciacqualo con la doccia e asciugalo per bene, vado, là sta il pigiamaaa…

 

Didy si fionda al telefono lasciando Ramon come un salame davanti a Davide, il cui sguardo furbetto non lascia presagire nulla di buono.

 

Venti minuti dopo il bagno è un campo di battaglia.

Ma un bambino è nel letto ad ascoltare favole, mentre Ramon è un uomo distrutto dallo stress.

 

——-

Via Galbani, pomeriggio, al telefono

Ramon – Prendi il primo aereo e torna qua, Ciccio, ti prego…

Clarence – Ma se sono appena arrivato…

 

– Non posso aspettare un mese, Cla’.
Non puoi neanche immaginare che giornatacce ho avuto…

 

– Guarda che non sono in gita di piacere… Devo lavorare, Ramon, sennò come si campa?

 

– Mi hanno appena accreditato i soldi degli spot di Rio.
Siamo a posto per almeno due anni…

 

– Ma noi non viviamo assieme, Ramon.

– Beh, ci dovremmo pensare…

 

Clarence ride a pensarci.

 

– Adesso mi dirai pure che possiamo sposarci e magari che vuoi un figlio…

– Il figlio no, quello lo escludo. Il resto si può fare…

 

– Oddio ma che ti prende Ramon? Non ti riconosco più… che ti è successo, caduta in testa una tegola?

– Sono stato con Didy in questi giorni.

 

– E allora? Scopato come ricci?

– C’era anche Bobby, Cla’.

(cambio di tono di Clarence) – Ah! (pausa)
Ti sei fatto anche lui? Tutti e tre assieme…

– No, ho dovuto tenere a bada Bobby, sta strano…

 

Clarence resta in silenzio.

 

– Cla’ dovevi esserci tu al suo posto. Sarebbe stato perfetto.

– Già, per te.

– No Ciccio, ci ho pensato a lungo… per noi.

 

 

(Sabato sera)

 

Riuniti in videochat, Bobby mette al corrente Phil e Ralph degli sviluppi, ovvero dello stato delle cose.

 

– Raga’, stavolta è dura…

 

Ramon sa esattamente come prenderla. È tenero e appassionato, si perde completamente in lei, e nel contempo riesce a dominarla. E voi sapete che non è facile…

(pausa)

Credevo di dover soffrire a stare lì a osservarli, invece no.

Ero con loro, non mi sono mai sentito escluso.

A un certo punto lei ha allungato il braccio verso di me, ha cercato la mia mano. Ci tenevamo stretti, e per un attimo anche Ramon ha poggiato la sua mano sulle nostre.

 

Non le ha concesso tregua fino alla fine, soffocando i suoi gemiti di baci.

Al suo posto non ci sarei riuscito…

(pausa)

Se questo non è Amore, non so come chiamarlo…

 

Silenzio.

 

Phil – Minchia, Bob, siamo fottuti!

 

Ralph sospira.

 

Bobby – Non lo so, davvero non so più che dire…

 

 

 

dall’inviato (supplente) Gamy Moore per SCOP, Società Cooperativa Organizzatori Panzane

 

 

 

 

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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One thought on “Scoop by SCOP (Novella 2011 – Teorema perfetto)

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