Domenica 10 aprile, ore 3 di notte

 

 

L’autista si sporge dal finestrino del passeggero

– Signore, è sicuro di sentirsi bene?

 

Philippe è appena sceso dal taxi barcollando, chiaramente ubriaco. Fradicio.

Fa un gesto con la mano senza neanche voltarsi.

 

L’autista biascica qualcosa fra sé, ingrana la marcia e si allontana.

 

Percorsi a stento pochi passi, Phil si appoggia al bagagliaio di una macchina e rivolge lo sguardo alle finestre di Didy. Buio e silenzio avvolgono l’isolato.

Tutto è tranquillo, tranne la sua psiche, sconvolta da quanto è successo nel corso della serata. Phil cerca di allontanare il ricordo della gatta misteriosa che ha infiammato gli animi e la sala, di quel bacio lunghissimo, segno di una innegabile intimità fra lei e Ramon… Ma quel suo congedarsi così deciso, come di chi ha già chiuso o forse non aspettava altro…

 

Senza volerlo gli scappa un urlo, misto di rabbia e di dolore.

– DIDYYYYYYYYYYYY!

 

Urlo che in apparenza rimane inascoltato.

 

Perciò Phil continua con più forza

– RISPONDIMI DIDY, PER FAVORE!!!

 

 

Solo il rumore di un’auto che sfreccia rompe di nuovo il silenzio della notte.

L’angoscia di Phil si accresce di impotenza.

 

– DIDY, LO SO CHE CI SEI… (quasi supplicando) VIENI FUORIII

(pausa)

IO TI AMOOOOOOOOOOOOO!!!

 

E stavolta questa dichiarazione urlata a squarciagola la sentono certamente in tutto il circondario.

 

Le fa eco un urlo strozzato

Tilde – E NOI NO INVECE!!!

 

Una secchiata d’acqua si abbatte su Phil rendendolo non più solo ubriaco, ma pure zuppo.

Le signorine del terzo piano non amano essere svegliate nel cuore della notte e non perdonano.

 

– MA CHE CAZZO!!! urla Philippe verso l’alto, scrollandosi l’acqua di dosso.

 

 

– Pure le parolacce! Ma vedi questo scostumato! gli urla appresso la signorina Tilde

Ma che vuoi? Ma lo sa che ora è giovanotto?

 

Cercando di giustificarsi

Phil – So soltanto che amo la donna che vive qui sopra…

 

Augusta, affacciandosi – Chi, la signorina col gatto?

 

Phil – Sì, proprio lei.

 

Augusta – E fai male giovanotto, quella è una donna sposata!

 

Phil – Lo so, ma è stato tanto tempo fa.

 

Augusta – Ah, allora vedi che lo sai…

 

 

La signorina Augusta fa mente locale alla faccenda e si rivolge alla sorella, che si sta allontanando col secchio.

– Scusa Tilde, ma quella signorina non si era sposata la scorsa estate col bel ragazzo moro?

 

Tilde – Eh, così ha detto il macellaio.

 

Augusta a Phil – Te la devi scordare, giovanotto, quella è fresca di nozze, non è per te…

E poi il marito è pure un bell’uomo, tiè.

 

Phil (sommesso) – Voi non capite…

(poi, urlando a squarciagola) LEI È MIA, MIAAAAAAAAA!!!

 

 

Tilde – ANCORA? ALLORA NON CAPISCI!!!

 

E un’altra secchiata d’acqua lo centra in pieno.

 

Stavolta le finestre di Didy si illuminano e lei si sporge dal davanzale per vedere che sta succedendo.

Accanto a lei compare Ramon, che visto Phil di sotto si veste di corsa per portarlo con Didy al riparo.

Le signorine da sopra osservano la scena.

 

(naso all’insù) – Tranquille, è tutto a posto… Ha solo alzato un po’ il gomito, assicura Didy.

 

Didy e Ramon lo trascinano su non senza difficoltà, a causa delle sue rimostranze; per fortuna, alla vista di Clarence, Phil stranamente si tranquillizza. Didy e Ramon lo spogliano e lo sistemano infine nel lettone. Phil biascica frasi incomprensibili in francese per un po’, poi si addormenta come un sasso.

 

A Didy che guarda Phil preoccupata

(Ramon) – Tranquilla. Domattina fallo bere e mangiare anche se non vuole. Vedrai che torna come nuovo…

 

Didy si adagia dall’altra parte del lettone per tenere d’occhio Phil nel corso della notte, sai mai…

 

Appena sveglio, qualche ora più tardi, Ramon prepara una macchinetta di caffè forte per sé e Clarence, lasciando un post a Didy con le prescrizioni per Philippe.

Quando Ramon e Clarence vanno via dal Coppedè, Phil sta ancora dormendo come un sasso.

 

Dopo una notte già agitata, la mattinata si prospettava ben più campale per Ramon, poiché a pranzo era atteso dai genitori di Clarence, in particolare da suo padre, Mark, di ritorno da uno dei suoi viaggi di lavoro.

 

L’idea di incontrare il papà del suo gigante gli incuteva timore, quasi temesse inconsciamente una replica delle festività natalizie.

 

——-

Via Galbani (stanza da letto) ore 10.30

 

La schiena appoggiata alla spalliera, appena docciato e sbarbato, pantaloncini che lasciano scoperte le gambe scultoree e levigate, Clarence sta leggendo le notizie del giorno sull’ipad.

 

Irrompe nella stanza, a torso nudo, Ramon, che guarda sbigottito Clarence

– Ancora così stai?

 

(togliendosi gli occhiali) Clarence – Ma se mancano più di due ore… poi so già che mi devo mettere, i pantaloni chiari.

 

Ramon – Io invece sto ancora in alto mare…

 

Si allontana e ricompare dopo un attimo, con una camicia addosso.

 

Ramon – Come sto?

 

Clarence – Irresistibile!

 

(indeciso e nervoso) Ramon – Ma no… forse è meglio se metto quella azzurrina…

O è meglio l’altra, quella bianca?

(pausa in cui Clarence lo guarda e non favella)

Dio che strazio! E dammi un consiglio!

 

 

Clarence (serafico) – Ramon?

Togli lentamente la camicia… poi il resto.

(mentre parla lo guarda con sguardo assassino, mettendo da parte l’ipad)

 

Ramon lo fissa come il serpente con l’incantatore, e uno sguardo malizioso si staglia sul suo volto.

 

Ramon – Ma faremo tardi…

 

Clarence – E allora? Aspetteranno.

 

 

Ramon prende a sbottonarsi la camicia, la sistema su una sedia (lui che di solito la farebbe volare…), sfila i jeans come un attore consumato e avanza lentamente verso il letto.

 

Ramon – Però poi lo spieghi tu il motivo del ritardo…

 

Ramon si lascia cadere sul letto rimanendo supino, in attesa.

Clarence si sistema accanto a lui, con la mano prende ad accarezzarlo dolcemente sul torace, sul collo, poi con le labbra passa in rassegna gli stessi punti.

Gli occhi chiusi, Ramon si lascia andare come un bambino che cerca coccole e protezione.

 

——-

Casa di Didy. Il risveglio

 

Didy è ormai in piedi da ore quando Phil dà segni di volersi alzare.

La testa ovviamente non lo accompagna e anzi sembra che ad ogni minimo passo stia per vomitare.

 

Didy – Devi mangiare qualcosa, Phil, e soprattutto bere…

 

(la faccia da morto ucciso) – Non mi parlare di bere, non ci penso proprio…

 

(lei) – Non intendevo alcol, ma acqua… devi reidratarti, è importante.

 

Sarà pure stravolto, ma Phil riesce anche non volendo a essere stronzo

Phil – Chi te l’ha detto, il tuo amante? Lui sì che se ne intende di sbornie…

 

(secca) – Se dici un’altra parola contro Ramon ti sbatto fuori di casa… Invece di ringraziarci…

Lo sai che siamo scesi giù alle 3 di notte? Per te?

 

– Avrò interrotto il vostro show privato, scusa! Scusa davvero!

Fa finta di inchinarsi per chiedere scusa e per poco non se ne cade in avanti.

 

Suonano alla porta.

 

Didy – Stai fermo e buono, vado ad aprire. Saranno Bobby e Ralph.

 

Phil si rimette steso sul letto, calcando il malessere come fa di solito.

Poco dopo gli compaiono davanti tutti e tre.

 

Phil – Non mi guardate così, fra un po’ potrò rialzarmi… e togliere il disturbo.

 

– Ma perché non ci hai avvertito? fa Ralph

Poco ci mancava che chiamassimo i carabinieri… Quando in albergo ci hanno detto che non eri rientrato abbiamo temuto il peggio…

 

– Tss, ma dai… qualche scotch di troppo, quest’è tutto…

 

– Bere non risolve, dovresti saperlo… rincara Bobby.

 

– Sta’ zitto tu, Giuda!
Tu e questa donna… è colpa vostra! L’ho capito, tardi, ma l’ho capito…

 

– Capito cosa? fa Didy.

 

Phil guarda Bobby

– Su diglielo!

 

Bobby (a Didy) – Si è messo in testa che io abbia una cotta per Ramon e che perciò voglia scalzare gli altri per avere campo libero con te e con lui…

 

– Non è così? fa inaspettatamente lei

 

Bobby diventa rosso.

 

 

– Vabbè, non nego che Ramon non mi dispiaccia, è un tipo simpatico…

 

Phil (a Didy) – Vedi?

 

Bobby – Però da qui a ipotizzare una trama…

 

 

Didy (a Bobby, ma a tutti) – Ramon ama Clarence, non ti fare illusioni… e ama anche me.

 

(Bobby, tradendosi) – Ramon è un uomo libero, lo è sempre stato e continuerà a esserlo.

 

Didy – Guarda che è cambiato, e pure tanto, fattelo dire. Lo conosco meglio di te.

 

 

Phil – Già, su questo non abbiamo dubbi…

 

(lei) – Non sono affari che ti riguardano, ti ricordo che stai per sposarti.

 

Phil – Ma quando mai?
Non hai capito che era tutta una farsa, un pesce d’aprile?

 

– Che vuoi dire? La festa d’addio allora?

 

– Era solo per farti ingelosire, e a quanto pare ci sono riuscito…

 

 

-Ti sbagli, Phil, mi stai facendo solo imbestialire… Anzi, voi due prendete e portatelo via, toglietemelo da sotto alle mani prima che commetta un omicidio…

 

– Ma non ho neanche fatto colazione! lamenta Phil

 

– Ti do un’ora, poi aria!

 

——-

Casa dei genitori di Clarence. Ore 13

 

Clarence e Ramon si affacciano nella cucina della villa. La signora Laura va loro incontro. Abbraccia prima Ramon, poi il figlio.

 

(Clarence, rivolto a Ramon) – Vedi, siamo già alle preferenze!

(pausa)

Scusa ma’ per il ritardo. È colpa mia, l’ho trascinato in un turbine di passione…

 

Ramon arrossisce e guarda Clarence come a dire “Oddio, cominciamo bene…”

 

Laura (sorridendo, sorniona) – Ma no, siete in perfetto orario. Dieci minuti e ci mettiamo a tavola.
Avete fame?

 

Entrambi fanno segno di sì.

 

Clarence – Papà dov’è?

 

Laura – Sul retro con Dick.

 

(prendendo Ramon per mano) Clarence – Vieni, ti porto dall’orco…

 

 

Laura sorride di nuovo.

 

Clarence – Ma’, Ramon è nervoso da stamattina. Manco fosse il primo giorno di scuola.

 

E in effetti Ramon è davvero in panne, se non reagisce nemmeno a queste provocazioni.

 

 

Laura – Non lo mandi a quel paese, Ramon?

 

Ramon – Ora no, poi a casa lo picchio.

 

Laura (ridendo) – Bravo, così mi piaci!

 

Clarence lo trascina di peso verso il giardino sul retro dove un omone gigantesco (di spalle) si diverte a far sfrecciare un cane bianco alle prese con una pigna.

 

Clarence attrae subito la sua attenzione

– Papà, ti ho portato Ramon.

 

L’omone si gira, estrae una salvietta con cui si deterge le mani, e si dirige verso i due ragazzi.

Mark prende la mano sinistra di Ramon e la tiene stretta fra le sue.

 

– Fammiti vedere, giovanotto.

 

Una rapida occhiata ed è sicuro verdetto

 

Mark – Sei uno schianto!
Non avevo dubbi, Clarence ha sempre avuto buon gusto.

 

Ramon non sa se gongolare o sprofondare nel sottosuolo.

Decide all’istante che è meglio gongolare e sfodera un suo bel sorriso.

 

Man mano che si parla Ramon si scioglie, lo aiuta molto la presenza di Dick, un bellissimo incrocio di pastore maremmano, che Clarence e Ramon si divertono a far correre di qua e di là prima di mettersi tutti a tavola.

Nel dopopranzo ormai Ramon è pappa e ciccia con Mark, si è liberato completamente di ogni paura, al punto da non accorgersi che le ore volano.

 

Al momento di salutarsi Mark abbraccia forte Ramon, dandogli delle pacche sulle spalle, e Ramon per la prima volta si sente davvero a casa, trattato come un figlio, come avrebbe sempre voluto.

 

Rivolto a entrambi, abbracciato alla moglie

Mark – Raga’, godetevi la vita!

(poi a Ramon) – Trattamelo bene sto ragazzo, mi raccomando.

 

E naturalmente l’ultimo abbraccio è per il suo cucciolo biondo.

 

Salendo in auto

 

Ramon – Sei fortunato, Cla’.

 

– Perché sto con te?

 

Ramon – Anche.

(pausa)

Un padre così è il sogno di tutti.

 

– Già.

 

——-

Casa di Didy  (quella sera stessa)

 

Per tutto il pomeriggio Didy non fa altro che pensare a quello scambio di battute con Bobby su Ramon.

(“… è un uomo libero, lo è sempre stato e continuerà a esserlo.

Didy – Guarda che è cambiato, e pure tanto, fattelo dire. Lo conosco meglio di te”).

 

Ma davvero lo conosceva?

 

Quell’anno fra loro era successo di tutto. Già prima di Clarence.

Colleghi, amici, quasi due fratelli si sarebbe detto, neanche lei avrebbe potuto immaginare… ok, c’era sempre stato qualcosa di più fra loro, un feeling sensoriale che lui non riusciva sempre a dissimulare…

 

Non vi era dubbio ormai sulla solidità del sentimento fra Ramon e Clarence, lui si comportava come mai prima… la gelosia, lo spettro di Tatoo, quella smaccata possessività… e chiaramente un’attrazione fatale… Due uomini così diversi, così complementari. Così gay.

 

Ma ora anche lei lo amava, inutile negarlo, tanto da farle mettere in stand by tutti i suoi uomini.

 

Uno squillo sul cellulare la riportò bruscamente alla realtà.

 

Ramon – Stiamo venendo da te con una teglia di lasagne, preparati.

 

(lei) – Ma…

 

– Ma che?

(pausa) Phil?

 

– Si è ripreso, ho chiesto a Bobby e Ralph di caricarselo loro.

 

– Solita scenata o melodramma?

 

– Un po’ e un po’, comunque non si sposa.

 

– Vedi? Avevo ragione io.

 

Lei non risponde.

 

– Ho sempre ragione, piccola.

Che ci prepari per dopo?

 

– Hai qualche idea?

 

Ramon ci pensa un po’ su.

– Che ne diresti del costume?

 

– Da gatta?

 

– Vorrei vedere come va a finire…

 

Si sente sotto che anche Clarence approva malizioso.

 

Didy – Si può fare…

 

Di colpo le sue esitazioni si dissolvono, lasciando spazio a un unico pensiero:

STASERA ME LI FACCIO… (basta!)

 

Al loro arrivo la fame passa in secondo piano, l’atmosfera è già carica, fra musica, luci sapientemente dosate e una gatta che promette bene…

 

E come al solito Clarence non si nega, si fa baciare, e questa volta sembra che anche lui sia intenzionato a superare la soglia.

Ramon li osserva dal divano e li lascia fare, preso da quella loro danza sexy e inedita.

 

– Spogliala! (suggerisce Ramon a Clarence)

 

Clarence prende a sfilarle la tuta sottile, lasciandole scoperte le spalle, quindi le sgancia il reggiseno che lei fa volare verso Ramon.

La situazione si arroventa quando Clarence prende a baciarle i capezzoli… tutto il costume va via, gli slip. Solo la pelle nuda.

Ramon si alza e le si mette alle spalle, deciso a sostenere il corpo di Didy mentre Clarence opera. Entrambi gli uomini sono eccitati oltre ogni dire, eppure c’è qualcosa che a un tratto blocca Clarence. E frena anche lei.

 

Didy si volta verso Ramon mentre il suo corpo resta pressato a Clarence in ogni parte.

I loro occhi si incrociano, sia lei che Clarence fissano Ramon come a voler scrutare ciò che realmente pensa, sembra quasi non accettino che lui possa voler davvero vederli andare oltre.

 

Didy – Perché non continuate voi? Mi metto buona buona…

 

Clarence con un’occhiata fa capire a Ramon che non è cosa.

Ramon risponde a Didy scuotendo la testa.

 

Ramon – Venite qua, ho un’idea migliore.

 

Fa stendere Clarence sul divano-letto, lui fa lo stesso e chiede a lei di sistemarsi fra loro.

Senza neanche parlare, Ramon fa capire a Clarence che vuole fare.

Ramon comincia a ‘lavorare’ Didy dal basso, Clarence dall’alto.

Presa in un vortice di labbra e mani incontenibili, Didy arriva rapidamente al top, e ora tocca a lei mandare avanti, fino in fondo, i suoi due amanti. Il come le appare chiaro non appena Ramon le sfiora le mani con le labbra per poi avvicinarle ai loro corpi.

 

Restano a fissarla qualche attimo, desiderosi di un’esperienza nuova che li coinvolga entrambi, cementandone ancor più l’intimità.

Lei si solleva col busto, restando inginocchiata, la mano destra su Clarence, la sinistra aiutata da entrambe le mani di Ramon.

Arrivano praticamente assieme, restando giù – ansimanti, ad occhi chiusi – lunghi minuti, finché i battiti rallentano e il respiro si fa quieto.

 

 

Tutto va avanti tranquillo quella sera, ma la notte, ormai sola, riserva a Didy qualche sorpresa.

Una voce interiore sembra remarle contro.

 

 

“Devi lasciarli andare”

 

“NOOO!”

 

 

“Prima o poi te ne pentirai”

 

“Non me ne frega un accidenti” ribatte lei.

 

 

“Come può un uomo dividersi fra due, anzi no, moltiplicarsi, me lo spieghi?”

 

“In qualche modo faremo…”

 

 

“Credi davvero?”

 

 

Didy si sveglia.

 

(pensa) CHE ODIO!

Ok, maledetta, mi sono messa in un casino… il peggior casino della mia vita…

 

Eppure a quel casino, nonostante tutto, non aveva alcuna voglia di sottrarsi.

 

 

 

dall’inviato (supplente) Gamy Moore per SCOP, Società Cooperativa Organizzatori Panzane

 

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Gamy Moore, ovvero Paoletta, Piumetta, e chi più ne ha più ne metta... Croce e delizia della rete.
Sceneggiatrice, scrittrice, poetessa in rima.
E il mondo viveva meglio prima.
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One thought on “Scoop by SCOP (Novella 2011 – ‘Forzare’ la mano)

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